InTheMusic: Mandark, interview

Mandark è ragazzo romano di 19 anni, un po’ un nerd, non ama molto uscire. La sua passione per la musica nasce facendola, sperimentando, conoscendo ragazzi che già la facevano e lo hanno spinto a provare. “Umano” esce insieme a lui da una relazione che lo ha distrutto completamente.

Nome: Mattia
Cognome: Cesarini
In arte: Mandark
Età: 19 
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Umano, 20 anni, Amore Giovanile
Album pubblicati: GUAI, Brividi
Periodo di attività: dal 2020
Genere musicale: Pop, Punk, Rock
Piattaforme: Spotify, Apple Music, Soundcloud, Amazon Music, Tidal, iTunes Store

Chi è Mandark nella vita di tutti i giorni?

Mi chiamo Mattia e sono ragazzo romano di 19 anni. Sono un po’ un nerd, non amo molto uscire. Quando non sono in studio o in viaggio per lavoro passo la maggior parte della giornata in casa ascoltando musica, giocando ai videogiochi e scrivendo testi.

Quando Mattia è diventato Mandark?

Mandark è il momento in cui Mattia ha deciso di dire al mondo come si sentiva. È sempre stato dentro di me, mi è bastato solo scegliere il nome. Mandark è il nome della nemesi di Dexter, ha una storia nella quale mi rivedo molto e poi suona bene, non lo ricolleghi subito al cartone animato.

Hai esordito nel 2020, ma quando ti sei avvicinato alla musica?

Mi ci sono avvicinato nel 2016 con l’avvento della Trap, che ha portato la musica all’attenzione dei giovani, poi da lì ho deciso di scavare più a fondo. La mia passione per lei nasce facendola, sperimentando, conoscendo ragazzi che già la facevano e mi hanno spinto a provare. Prima di ciò, vivendo con i miei nonni in quella che definisco una “campana di vetro”, non avevo molti stimoli esterni o modo di appassionarmi a qualcosa. 

Nei tuoi brani metti insieme influenze rock e pop punk. Quali sono i tuoi principali riferimenti artistici?

Per la produzione ho optato per un “minestrone” di influenze, mi sono ispirato ai MyChemicalRomance, come ai Queen, come a Franco126 etc. Volevo creare un sound che suonasse innovativo per l’Italia ma al contempo nostalgico per tutti. Per quanto riguarda il testo preferisco sempre usare tutta farina del mio sacco, non mi sono ispirato a niente che non fosse quello che ho vissuto.

Mandark è una voce libera e senza filtri della generazione Z, che racconta sentimenti e preoccupazione nella maniera più energica possibile. Come definiresti ciò che fai e in che modo credi di aver raggiunto l’unicità come artista?

Faccio quello che nessuno ha fatto con me: prendermi per mano e dirmi “tutti soffriamo, non sei solo”. Sono dell’idea che una canzone sia più bella quando sembra parlare di te o al posto tuo. Da piccolo ho sofferto l’abbandono e l’emarginazione, sono traumi che restano. Per quanto riguarda la carriera non mi sento di aver raggiunto ancora nulla. Stanno arrivando adesso i primi traguardi e le prime soddisfazioni importanti ma c’è ancora tanto da lavorare.

“Umano” è il titolo del tuo nuovo singolo che parla di una relazione tossica e della sua fine. Come nasce?

Umano esce insieme a me da una relazione che mi ha distrutto completamente, non saprei definirla meglio di così. Ho sofferto per diversi mesi di depressione, avevo perso la voglia di fare e di vivere. Dopo diversi mesi di psicoterapia senza vedere miglioramenti, ho capito che l’unica cosa che poteva salvarmi era tornare in studio. Avevo bisogno di creare un brano crudo, vero, forte, che parlasse per me e per tutti quelli che sanno cosa significa soffrire davvero.

Come hai lavorato alla sua produzione, in termini di testo e di sound?

Era un periodo nel quale stavo particolarmente in fissa con la wave emo di inizio 2000. Verso ottobre Daniele (il mio manager) mi presentò Wepro, un grande artista e produttore con anni di esperienza su questo tipo di suono, e ci trovammo bene fin da subito. Il testo poi è venuto da solo, ho scelto con cura ogni parola, volevo che ogni frase fosse una pallottola per chiunque la sentisse. Io sono un perfezionista, esigo sempre più del massimo da me e dal mio lavoro, abbiamo impiegato 4 mesi per far suonare il pezzo come dicevo io. Il mix&master poi è a cura di Marco Mantovani, che non credo abbia bisogno di presentazioni.

In che modo questo brano anticipa il futuro delle produzioni firmate Mandark?

Umano segna lo standard dei prossimi pezzi, da qui in poi l’asticella si alza drasticamente, sono qui per fare sul serio e per lasciare qualcosa. Sono molto sicuro di me e so di poter lasciare un segno, di poter scrivere una pagina importante di quello che stiamo vivendo. Il futuro farà male.

Quali programmi hai per il futuro?

Secondo me farsi programmi è il miglior modo per rovinarsi le aspettative. Preferisco pormi degli obiettivi, procedere a step e raggiungere i miei traguardi. Per ora il mio prossimo obiettivo è ampliare il mio bacino d’utenza per far arrivare a più persone quello che ho da dire. 

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Una relazione sbagliata può rovinarvi la vita, trovare il coraggio di chiuderla può darvi la vita che avete sempre sognato. Grazie per esservi presi del tempo per leggere cosa avevo da raccontare, sarà un anno pieno di musica e mai banale, restate connessi.

Mandark  for Siloud

Instagram: @mandarkposer

Credits foto: La Corte Dei Miracoli
Credits: Carosello Records

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