InTheMusic: Sarah Stride, interview

Sarah Demagistri, in arte Sarah Stride, canta fin da quando ha memoria di sé stessa. La musica e la voce sono state da sempre il suo rifugio, la sua salvezza e la possibilità di trovarsi ‘altrove’. “Luna raccolta” è il titolo del suo nuovo singolo che dedica a chi ha molte cicatrici.

Nome: Sarah 
Cognome: Demagistri
In arte:  Sarah Stride
Età: 42
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Luna Raccolta, I Barbari, Schianto, Megasentimento, L’Uomo d’Oro, I Pensieri Assassini, Divagare, Il Figlio di Giove, Un Esercito, Eco Breve, Tra i miei Gesti, Prove di Volo, Casca la Terra, ecc. 
Album pubblicati: Prima che gli Assassini, Sarah Stride, Canta Ragazzina, Nippon Eldorado Kabarett, Crossroad Blues 
Periodo di attività: dal 2010
Genere musicale: Elettronica, Cantautorato, Dark Pop
Piattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music, Deezer, Amazon Music
ph: Laura Majolino

Chi è Sarah Stride nella vita di tutti i giorni?

Ho 42 anni e vivo a Milano. Io e mio marito Alberto Turra siamo entrambi musicisti; suoniamo, scriviamo, per il cinema, il teatro, le pubblicità, i nostri progetti e quelli degli altri che ci interessano, sempre con una forte connotazione stilistica personale. Abbiamo anche un’intensa attività di insegnamento (insegno canto e songwriting) che cerchiamo di svolgere in maniera molto poco ortodossa e piuttosto psicomagica. Viviamo, con dei sacrifici ovviamente, facendo quello che amiamo e rimanendo molto aderenti a quello che siamo nella nostra attività artistica che, non potrebbe mai e poi mai essere disgiunta dalla nostra vita.

Come hai scelto il nome da utilizzare per il tuo progetto artistico?

A tavola su una tovaglia di carta a scacchi bianchi e rossi, con un caro amico produttore svizzero (Gio Cleis) si stava giocando a rendere il mio cognome “Demagistri” un po’ meno altisonante! L’inizio e la fine dello stesso hanno portato a “Stride” nome e aggettivo che si abbinava perfettamente alla mia poetica sempre piuttosto stridente e abbastanza contrasto con il gusto generale della musica cosiddetta “leggera”.

Quando hai scoperto la tua passione per la musica e quando è diventata qualcosa in più?

Ho sempre cantato, fin da quando ho memoria di me, complici un padre amante della musica e il fatto di essere cresciuta in un paese molto piccolo e privo di stimoli culturali. La musica, la voce, sono state da sempre il mio rifugio, la mia salvezza e la possibilità di trovarmi “altrove”. Ho avuto la mia prima band a 16 anni e ho iniziato a scrivere canzoni già da adolescente suonando malissimo la chitarra (ho iniziato a studiare pianoforte molto più tardi). Poi mi sono trasferita a Milano (città natale della mia famiglia) dove la musica, tramite incroci e incontri mi ha sempre scelta ed io, continuo a seguirla senza indugio.

Quali sono gli artisti da cui ti lasci ispirare?

Durante questi due anni di pandemia sono diventata mamma. Adesso Orlando ha un anno e mezzo e cerco di lavorare sul suo imprinting musicale con degli ascolti che reputo importantissimi nella mia formazione musicale (povero bambino!) quindi mi sono ritrovata ad ascoltare nuovamente l’intera discografia di Bowie, David Sylvian, Nick Cave, De Andrè, Led Zeppelin, Beatles, Genesis, Radiohead, Joni Mitchell, Jeff Buckley, C.S.I., Mina, Ncik Drake… Oltre che compositori e pianisti che mi stanno molto entusiasmando come Armand Amar, Tigran Hamasyan, Max Richter.

Sei una cantautrice attiva sulla scena indipendente con album, performance, live, video arte, happening e piece teatrali, ricerca, pubblicazioni e laboratori, pubblicità e collaborazioni con artisti italiani e internazionali. In che modo tutte queste sfaccettature definiscono il tuo stile?

Oltre che molto fertile e interessante da un punto di vista della ricerca, trovo fondamentale l’intrecciarsi di diversi linguaggi artistici. Normalmente trovo più ispirazioni leggendo un libro, guardando un film, vedendo uno spettacolo in teatro, camminando per la strada, piuttosto che ascoltando musica. Il contenuto, non la forma, per me sono il filo conduttore che lega i miei interessi e che definisce il mio modo personale di mescolarli all’interno della mia poetica.

“Luna raccolta” è il titolo del tuo nuovo singolo che dedichi a chi ha molte cicatrici. Come nasce?

“Luna raccolta” è un brano che mi ha letteralmente investita. Dopo due anni di chiusura, una gravidanza e mille altre cose, finalmente sono riuscita a dedicarmi nuovamente alla scrittura. Ogni volta che comincio a scrivere vivo un dibattito interiore abbastanza estenuante sul senso e l’utilità di quello che faccio senza risparmiarmi in critiche e domande. Questo brano invece è nato dall’incontro con “l’altro” e mi ha sorpresa mettendo a tacere tutto il solito chiacchiericcio inutile della mente. Camminavo per la strada a Genova e alla fermata del bus ho visto una signora eccentrica, anziana, con una corona e un mazzo di fiori. Ho sentito subito addosso la sua poesia dolorosa, la sua solitudine e la sua bellezza. Mi sono fermata venti passi dopo e, in lacrime, ho scritto il testo di getto.

Quali sono le tematiche trattate nel brano e come hai lavorato alla sua produzione?

Come ti dicevo sopra, il brano parla di un incontro e della necessità impellente di raccontare una storia che si è presentata con forza ai miei occhi. È un brano che vorrebbe essere una culla, un piccolo risarcimento non solo per la persona a cui è dedicato ma per tutti coloro nella vita fanno i conti con la solitudine, la diversità, la vecchiaia, la follia e delle quali purtroppo ci si accorge sempre molto poco. Il brano è stato scritto molto velocemente, prima il testo poi subito armonia e melodia al pianoforte. In un secondo momento Frank Martino, che lo ha prodotto artisticamente, ha scelto un vestito che si adattasse perfettamente al mondo evocativo della canzone rispettando lo stile a cui sono arrivata musicalmente negli ultimi lavori.

La tua carriera, fino ad oggi, è stata fatta d tanti passi importanti. Quali sono stati i momenti che più ti hanno formata e segnata?

Cerco di ripercorrere con la memoria tutti questi anni e non riesco a trovare eventi significativi che mi abbiano formata e segnata più di altri. Credo nella tenacia, nella verità e serietà dei percorsi dove ogni minima tappa assume un grande valore e importanza nella propria vita artistica e non.

Quali programmi hai per il futuro?

Attualmente sto lavorando alla scrittura di questo prossimo album, ho un disco pronto con un altro progetto che probabilmente uscirà in primavera, qualche spettacolo teatrale da portare in scena e altri da costruire oltre all’attività live che speriamo possa ripartire in modo significativo dopo tutte queste restrizioni.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Guardate “In un mondo migliore” di Susanne Bier, leggete “Vite che non sono la mia” di Emmanuel Carrère, non siate mai scaltri.

Sarah Stride  for Siloud

Instagram@sarahstride_project
Facebook@sarahstridemusic
YouTube@sarahstride79

Credits: Conza press

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