InTheMusic: Parrelle, interview

Dietro Parrelle c’è Pierluigi Russo, fisioterapista di professione, con le radici piantate alle falde dell’amico Vesuvio e una serie indefinita di sogni. Il suo nome d’arte deriva dalla strada dove abita da sempre, il luogo magico in cui ha iniziato a scrivere, a muovere le sue piccole dita su di un manico, a realizzare il suo sogno. “epotenevai” è il titolo del suo nuovo singolo.

Nome: Pierluigi
Cognome: Russo
In arte: Parrelle
Età: 27
Città: Boscoreale (NA)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: dalle22alle5, dolomiti, betadine, epoitenevai
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Indie-pop
Piattaforme: Spotify, YouTube, Amazon Music, Deezer, Apple Music, ecc.

Chi è Parrelle?

A ventisette anni trovo ancora incredibilmente difficile rispondere a questa domanda. Forse perché è sempre così complicato definirmi o forse perché mi sembra così riduttivo raccontare che dietro “Parrelle” c’è solamente Pierluigi Russo, fisioterapista di professione, con le radici piantate alle falde dell’amico Vesuvio e una serie indefinita di sogni a riempire il curriculum vitae.

Da cosa nasce il tuo nome d’arte?

“Via Parrella” è la strada dove abito da sempre, il luogo magico in cui ho iniziato a scrivere, a muovere le mie piccole dita su di un manico, a realizzare un sogno che se riesce a toglierti il fiato, che ti fa tremare le gambe e poi il cuore, magari è quello giusto. Volevo esserle riconoscente e così ho deciso di portarla sempre con me nel mio nome d’arte: sì, lo so, il nome della strada è al singolare, ma la meraviglia intrinseca del dialetto napoletano, con gli anni ha trasformato il nome “Parrella” in “Parrelle”. Ed eccomi qua.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

A volte penso che sia stata la musica a scegliere me e non viceversa. Sarà il mio lato eternamente romantico che predomina, ma quando osservavo l’Ibanez impolverata di mio padre ad undici anni, qualcosa mi diceva che saremmo diventati inseparabili. In un’epoca dove la caducità dei rapporti continua a farla da padrone, posso ammettere con un certo orgoglio, che la nostra love story continua indisturbata da più di quindici anni. Non mi sembra poco.

Chi sono gli artisti che ascolti più frequentemente e come ti influenzano?

A mio padre devo i viaggi rotolando verso Sud all’insegna di Pino Daniele, di Dalle&De Gregori, di Battisti, tutti rigorosamente in cassetta, sia chiaro. Sono cresciuto con questi totem della musica italiana, per poi avvicinarmi ai Beatles, ai Pink Floyd, agli Oasis, al mondo americano e anglosassone a cui noi musicisti dobbiamo tanto, forse tutto. “Chapeau”, per dirla alla Carl Brave, e per dire che l’indie italiano fa parte della mia routine. Cesare Cremonini permettendo, ovviamente.

Sapresti definire il tuo sound?

A me piace suonare e amo che nelle mie canzoni questa cosa venga fuori. È pur vero che attualmente fare musica non si traduce necessariamente nell’essere in grado di suonare uno strumento, ma su quest’aspetto sono un po’ nostalgico, e preferisco suoni reali a quelli campionati. Negli anni ho sperimentato molto, utilizzando spesso sinth, ma il risultato, per me, non è paragonabile a quel retrogusto che solo un Kawaii o una Fender sanno darti.

“epotenevai” è il nuovo singolo, disponibile dal 15 aprile su tutti i digital store. Qual è la storia di questo brano?

Ho amato visceralmente questo brano sin dalla prima volta. L’ho scritto due anni fa, custodito gelosamente come si fa con un tesoro prezioso. L’ho protetto dal vento, dalle intemperie, dallo scorrere del tempo e dai suoi mutamenti. L’ho fatto perché mette a nudo le mie fragilità, la mia ostinata voglia di ricordi, di malinconia da cinque del mattino e sogni al gusto di Thailandia.

Questa canzone è un viaggio nell’universo Parrelle più profondo e intimo. Ecco perché ho detto sin dall’inizio a tutte le persone che mi seguono di averne cura, di sfiorarlo delicatamente, come se esistessero dei guanti per i timpani.

Come il singolo si lega alle tue produzioni precedenti?

Simone Sproccati. Il collante di questo mio progetto musicale ha le sue iniziali e le radici in quel di Milano. Trovare un vestito per questa traccia non era semplice: non volevo stravolgere il provino iniziale, quello che canti con tutte le emozioni di quando nasce una canzone. Con Simone abbiamo trovato un abito semplice e raffinato per “epoitenevai”, perfettamente in linea con tutto ciò che avevamo prodotto già in precedenza.

Possiamo sperare di vere il brano in un album?

Più che sperare, mi sento di definirla come cosa più che certa: questo brano è il mio bigliettino da visita e non potrebbe mai mancare all’interno di un album.

Hai progetti per il  futuro?

Ne ho tanti, forse troppi, ma a me va bene così. Mi sento nato per questo e sapere che ci sono persone che aspettano il mio primo album mi fa entrare in una specie di loop di felicità a cui, permettetemi, non sono abituato. Arriverà presto. E mi auguro di potervelo raccontare guardandoci occhi negli occhi, tra palco e realtà.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Trovate qualcosa che vi faccia sentire vivi, che vi acceleri il battito, che assomigli vagamente alla felicità. Se dovesse accadere, vi assicuro che sarà bellissimo.

Parrelle for Siloud

Instagram: @parrelle_
YouTube: Parrelle

Credits: PressaCom

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