InTheMusic: Roberto Galanto, interview

Roberto Galanto ha cominciato da autodidatta prima cantando in un coro della scuola media, poi attraverso una chitarra classica lasciatasi dalla sua vicina di casa. Si sente spesso in bilico tra le cose della vita e tra le sue personalità, quindi potrebbe definire il suo lavoro come un caleidoscopio in rotazione. Da poco ha rilasciato il suo album “Welcome”, che nasce dalla voglia di voler presentare sé stesso, filtrato, attraverso le persone e gli artisti che hanno segnato la sua vita.

Nome: Roberto
Cognome: Galanto
In arte: Roberto Galanto
Età: 37
Città: Monopoli
Nazionalità: Italia
Brani pubblicati: Mai mia, Tienimi, Soap, le mani, Ed io ho la mamma vergine!
Album pubblicati: Welcome
Periodo di attività: dal 2022
Genere musicale: Pop, Country
Piattaforme: YouTube, Spotify, Amazon Music, Deezer, Apple music, ecc.

Chi è Roberto Galanto nella vita di tutti i giorni?

Sono pugliese, nato in un piccolo paese in provincia di Brindisi. Ho 37 anni e fino a poco tempo fa ero un musicista a tempo pieno. Poi il Covid ha fatto prendere a tutti noi, una pausa. Oggi insegno a Genova, città che mi ha fatto innamorare di nuovo dell’Italia dal quale mi ero allontanato per un po’, perché vivevo all’estero.

Roberto Galanto è la stessa persona anche per il suo progetto artistico: come mai questa scelta?

Scelta semplice. Il tutto suonava bene quindi ho trovato naturale far coincidere l’uomo con l’artista. 

Quando hai scoperto la musica e perché poi hai deciso di farne il centro delle tue giornate?

Ho cominciato da autodidatta prima cantando in un coro della scuola media, poi attraverso una chitarra classica lasciatami dalla mia vicina di casa. È stato tutto molto naturale, devo dire. Mi faceva star bene cantare e suonare, e poi ero molto curioso di scoprire la musica, quindi ho iniziato ad appassionarmi.

Quali sono le tue principali influenze artistiche?

Ascolto diversi generi musicali: pop-rock-jazz-soul e alle volte musica classica. Solitamente torno molto volentieri ai cantautori italiani e quelli Brit-americans. Oggi ti direi che i miei preferiti sono Sting, Damien Rice, Wonder, Capossela, Paolo Conte, De Gregori, Dalla e tanti altri.  Per quanto riguarda quelli che hanno influenzato i miei brani direi Joe barbieri, Gianmaria Testa e Pino Daniele. Difficile dire a quali artisti mi ispiro. Ho tanta roba nella testa da non aver un vero e proprio riferimento.

Sei un cantautore, un compositore, un chitarrista, crooner ed ex cantante d’opera. Il tuo progetto, insomma, mette insieme tutta una serie di attività che hanno definito il carattere della tua musica. Come definiresti ciò che fai?

Faccio musica portando dentro me, paure e colori. Mi sento spesso in bilico tra le cose della vita e tra le mie personalità, quindi potrei definire il mio lavoro come un caleidoscopio in rotazione. 

Hai da poco rilasciato il tuo nuovo disco, un breve lungo viaggio dove ci sono gatti, innamorati, filosofi, single e molte altre personalità. Come nasce?

Nasce dalla voglia di voler presentare me stesso, filtrato, attraverso le persone e gli artisti che hanno segnato la mia vita. Avevo tra le mani storie molto diverse tra loro nate anche dalla mente di Gianfranco Recchia con il quale collaboro da tanti anni. Inoltre ho avuto la fortuna di essere supportato dalla Digressione Music e da musicisti che mi hanno aiutato a tradurre musicalmente quello che avevo in mente da tanto tempo.

Cosa lega le varie tracce?

Poche cose. La luce ed il buio della mia voce.    

Come hai lavorato alla produzione di questo progetto e come ne hai definito il sound?

Non è stato facile perché con la pandemia è stato un susseguirsi di eventi posticipati ed imprevisti del caso. Nonostante tutto però, sono riuscito, anche lavorando a distanza, ad avere musicisti di spessore per questo primo disco. Per citarne alcuni: Mario Rosini, Michael Rosen, Giuseppe Milici.  Il sound è stato prevalentemente definito da me e Filippo Castellazzi che mi ha seguito per tutto il progetto, oltre ad aver registrato alcune parti di chitarra.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Suonare i brani del disco un po’ dove capita e poter, tra un anno, produrre anche il secondo disco.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Sì, ho una domanda: come si definisce la follia, in un’unica vita?

Roberto Galanto for Siloud

Instagram: @roberto_galanto_music
Facebook: RobertoGalantoMusic

Credits: Pressacom

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...