InTheMusic: Boison, interview

BOISON è il nome dietro il quale si cela il cantautore romano Ivan Boison. Il suo progetto musicale nasce dall’incontro con Nicola Cursio al “Saint Louis College of Music” di Roma, dove studiano e conseguono la laurea in “Sound Engineering”. Tutto prende forma grazie all’incontro con altre due figure fondamentali, Ivan Antonio Rossi e Michele Bitossi, che hanno permesso di portare il progetto ad un livello superiore. Oggi Ivan ci racconta di com’è nato il suo amore per la musica e di come si sta sviluppando!

Nome: Ivan
Cognome: Boison
In arte: Boison
Età: 28
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Fermo qui
Periodo di attività: dal 2022
Genere musicale: Rock, Pop Rock, Electro Rock
Piattaforme: Spotify, YouTube, Deezer, Apple Music, Amazon Music, Tidal.

Chi è Boison nella vita di tutti i giorni?

Sono Ivan, ho 28 anni e vengo da Roma. Nella vita lavoro sempre nel campo musicale come tecnico del suono, e mi occupo anche di sonorizzazione e insonorizzazione di ambienti.

Quando il tuo cognome è diventato anche il tuo nome d’arte?

Come dicevi, Boison è il mio cognome. Insieme a Nicola Cursio, parte attiva del progetto sia dal punto di vista artistico che gestionale, abbiamo deciso di utilizzarlo per dare un’identità a tutto questo.

Cosa ti ha portato ad avvicinarti alla musica e cosa continua a tenerti legato ad essa?

Quando avevo circa 6 anni mi regalarono la prima tastiera. Una Bontempi, molto piccola, ma con tutto l’essenziale. Con gli anni poi ho continuato a coltivare questa passione con corsi di chitarra e canto. Arrivato a 24 anni, decisi che da allora avrei investito tutto il mio tempo nella musica iscrivendomi al “Saint Louis College of Music”, indirizzo Tecnico del suono. Ad oggi, fare musica è diventato per me il principale mezzo di espressione. Lo sento come necessità.

Quali sono i generi musicali che più ti influenzano?

Sono cresciuto in una casa dove, fin da piccolo, mi facevano ascoltare i cantautori storici italiani, per questo mi ritrovo ancora oggi a sentire album che hanno tanti anni, ma che sono immortali. Artisti come Fabrizio De Andrè, De Gregori, Guccini, Battisti e tanti altri. Non mancano ovviamente tra i miei ascolti i gruppi che hanno fatto la storia del Rock (e dei vari sottogeneri che questo macrogenere comprende), dai Led Zeppelin ai Red Hot Chili Peppers, passando per il Pop-Punk. Negli ultimi anni una forte influenza musicale l’ho avuta dal Rock e Pop-Rock italiano, di gruppi come Fast Animal and Slow Kids, Motta, Ministri, The Zen Circus, etc. Anche l’Inide-Rock e l’Alternative Rock Internazionale rappresentano una parte importante dei miei ascolti; band come Kings of Leon e Nothing But Thieves sono sicuramente tra le mie influenze.

Come definiresti il tuo modo di fare musica e come si è evoluto, questo, nel tempo?

Lo definirei “sincero”. Credo che sia molto importante, in generale, esprimersi su qualcosa che si sente dentro, in maniera forte. Qualcosa di cui si conoscano le sensazioni. Mi lascio trasportare di volta in volta da ciò che in quel momento sento di voler o di dover esprimere, nella maniera più naturale possibile. È chiaro, spesso i brani passano attraverso varie fasi di riarrangiamento e di evoluzione. Tuttavia, il cuore di un pezzo cerco sempre di preservarlo così come nasce. Sicuramente, nel corso degli anni, ho affinato il mio metodo di scrittura. In che modo? Credo semplicemente di aver imparato a conoscermi e a capirmi un po’ meglio rispetto quando ho cominciato ad approcciarmi a questo mondo. Riesco a percepire in maniera molto più chiara e immediata il modo in cui mi interessa esprimere un qualcosa.

“Fermo qui” è il titolo del tuo primo singolo, fatto di un rock cupo ed intimo. Come nasce?

Il brano è nato dall’esigenza di tirare fuori e provare ad esorcizzare una sensazione che sento forte. Una sensazione che, sono sicuro, condivido con gran parte delle persone. “Fermo qui” rappresenta la descrizione di una costante percezione di immobilità rispetto agli eventi che mi ruotano attorno e che continuano a muoversi, a cambiare nel tempo, con un ritmo frenetico. Questo scorrere inesorabile del mondo, mentre io rimango spesso impassibile e incapace di star dietro alla sua velocità, come in uno stato catatonico. Ho pensato che raccontare questo stato di cose in un brano potesse essere un buon modo di prenderne maggiore coscienza e di cominciare ad approcciarlo in una maniera diversa, più attiva e risoluta.

Come hai lavorato al sound di questo brano?

Sono partito con soltanto chitarra e voce. In un secondo momento abbiamo creato gran parte dell’arrangiamento insieme a Nicola Cursio. La finalizzazione artistica, con il completamento dell’arrangiamento finale così come lo sentite ora, oltre che la definizione dei suoni, è merito dell’incredibile lavoro di Ivan Antonio Rossi.

Quali tematiche affronti in “Fermo qui” e quale messaggio hai voluto comunicare ai tuoi ascoltatori?

Con questo brano ho provato a fotografare quello che è un po’ il periodo storico in cui siamo immersi. Mi verrebbe quasi da dire, il periodo storico che stiamo subendo, più che vivendo. Sono anni controversi e paradossali: se da un lato tutto muta costantemente, con un ritmo frenetico, al quale è veramente difficile stare dietro, dall’altra parte ci sono le persone, ormai anestetizzate e impassibili agli eventi che di volta in volta accadono. Siamo tutti terribilmente fermi. “Fermo qui” è l’esigenza di prendere atto di questo stato di cose, per poter riprendere in mano il filo del discorso, per ricominciare a muoverci in maniera attiva.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Attualmente siamo concentrati sulla creazione di uno spettacolo live, per poter suonare i nostri brani nella situazione che ci è più naturale, ovvero davanti un pubblico, su di un palco. Parallelamente continuiamo a lavorare costantemente su nuovi brani, in vista dei prossimi lavori in studio che ci attendono.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Intanto li saluto e li ringrazio per la lettura e l’interesse. In seconda battuta, il mio augurio è che continuino sempre ad interessarsi, a vivere e a supportare la musica e tutto ciò che ad essa è collegato. A presto!

Boison for Siloud

Instagram: @boisonmusic
Facebook: @boisonmusic
YouTube: BOISON

Credits: Astarte Agency

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