InTheMusic: Sami River, interview

Sami River ha iniziato a suonare la chitarra da autodidatta in una piccola band di provincia a 12 anni. Il suo nome d’arte devira in parte da una popolazione indigena e in parte dal fatto che è molto legato alla natura. Nei suoi brani ha cercato di creare il suo mondo e ripete a sé stesso che c’è sempre tempo per crescere. Il suo nuovo brano si intitola “Niente da ridere”.

Nome: Pietro
Cognome: Gregori
In arte: Sami River
Età: 25 
Città: Torino
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Niente da ridere, Non voglio guai, Del Piero, Woody
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Indie rock, Alt pop
Piattaforme: Spotify, Apple Music, Amazon Music, Tidal, YouTube

Chi è Sami River nella vita di tutti i giorni?

Mi chiamo Pietro, ho 25 anni, vengo da un paese nella provincia Torino ma da due anni vivo a Milano. Nella vita di tutti i giorni sono un musicista e graphic designer. 

A cosa si deve il tuo nome d’arte?

I “Sami” sono una popolazione indigena situata a nord della Scandinavia. Non sono una grande fan dell’estate e amo particolarmente quell’area geografica. “River” perché sono molto legato alla natura e talvolta mi piace stare a contatto con essa. In particolare, il suono dell’acqua che scorre è qualcosa che mi riporta alle origini e mi ‘stabilizza’. Per un periodo non felicissimo della mia vita lo usavo per addormentarmi la notte. 

Quando ti sei appassionato alla musica e cosa ti ha avvicinato alla musica anglosassone del nuovo millennio?

Ho iniziato a suonare la chitarra da autodidatta in una piccola band di provincia a 12 anni. Probabilmente la passione della musica arriva in gran parte dai miei genitori, mia madre era una grande fan dei Clash da giovane (band che ho riscoperto solo anni dopo) mentre mio padre nel corso degli anni mi avvicinato a vari generi musicali a partire dal cantautorato italiano, tra tutti De Gregori e Ivano Fossati.

Ricordo inoltre diversi tragitti in macchina con il sottofondo dei Beatles (a 11 anni sapevo già tutti i nomi dei componenti della band) e di diverse band indie-rock americane, tra cui i Wilco e gli Eels. Diciamo che il mio avvicinamento alla musica dei ’90 e dei primi anni 00′ è stato parte di un processo naturale.

Quali sono i generi musicali e gli artisti che si riversano nelle tue produzioni?

Sicuramente tutto il britpop e quindi Radiohead, Oasis, Blur, The Verve tra tutti. In questo periodo sono di nuovo in fissa con Smashing Pumpkins e Foo Fighters del periodo grunge/alt-rock. Ascolto anche molta di musica contemporanea che però fa riferimento allo stesso background.

Nei tuoi brani cerchi sempre di riportare il tuo immaginario visivo. Cosa vuoi comunicare a chi ti ascolta, nello specifico?

Semplicemente ho cercato di creare il mio mondo, laddove tra riferimenti costanti all’infanzia e al passato, ripeto a me stesso che c’è sempre tempo per crescere. Non mi piace l’idea di diventare ‘troppo grande’ per qualcosa e poi, il periodo storico del me bambino, è in linea con il mio background musicale. 

Il tuo nuovo singolo si intitola “Niente da ridere” e celebra la fine dell’estate. Come nasce?

In realtà nasce tutto molto spontaneamente a casa mia, a Milano. Avevo questo giro di accordi sul mio computer che ho sviluppato autonomamente, successivamente con Still Charles ci siamo trovati e abbiamo iniziato a scrivere e registrare simultaneamente a quattro mani. Nel giro di tre ore avevamo il pezzo. Nei giorni seguenti l’ho portato in studio per ultimarlo dai miei produttori. Come ho detto, non c’è stato nulla di preconfezionato, era una cosa che probabilmente entrambi avevamo dentro.    

Perché Still Charles è il featuring perfetto per questo brano?

Perché condividiamo la stessa idea in merito alle circostanze descritte nel pezzo, essendo quasi coetanei e condividendo le stesse passioni. Non siamo ‘tipi da festa’ e, dal canto mio, non sono un frequentatore assiduo di locali o club. Preferisco altro. 

”Niente da ridere” si presenta con un sound rock con spunti di leggerezza. Come hai definito queste sonorità?

Non saprei come etichettare i miei brani perché sono un po’ tutti figli dello stesso background. Sicuramente la presenza di Carlo ha controbilanciato la mia intenzione solita e ha avvicinato i due mondi di riferimento.    

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto lavorando al mio progetto e sicuramente gran parte delle mie energie verranno canalizzate lì. Attualmente sono molto contento del percorso e non voglio pensare troppo al futuro. Ovviamente l’obiettivo è quello di crescere e insieme alla mia etichetta cerchiamo di prendere decisioni day by day e capire giornalmente cosa è più giusto fare.  

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ciao ragazzi, grazie per il vostro tempo e non c’è niente da ridere!  

Sami River for Siloud

Instagram:@samithechild
YouTube: Sami River

Credits: Astarte Agency

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