InTheMusic: Argo, interview

Gabriele Vaccarella ha scelto il suo nome d’arte, Argo, prima di iniziare a fare musica, per fare i graffiti, quando aveva pantaloni molto larghi e tanta voglia di andare contro tutto e tutti senza apparenti motivi logici. È cresciuto ispirato da tanta musica, soprattutto dal rap e dai grandi cantautori italiani. “Un giorno” è il titolo del suo nuovo EP, in cui i concetti principali sono proprio quelli del percorso e del cambiamento.

Nome: Gabriele
Cognome: Vaccarella
In arte: Argo
Età: 22
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Mi hanno detto che, Metà settembre
Album pubblicati: Cenere, Caro diario, Un giorno
Periodo di attività: dal 2016
Genere musicale: Indie rap, Pop rap, Indie rock, Indie pop
Piattaforme: Spotify, Apple Music, YouTube, Amazon music, Deezer, ecc.

Chi è Argo nella vita di tutti i giorni?

Sono un ragazzo normalissimo, nato e cresciuto a Brescia e trapiantato a Roma. Ho 22 anni, vivo in periferia, ho uno studio di registrazione con Commi e studio canto. Ah, ogni volta che esco cerco di capire se ho più voglia di vino rosso o di una double IPA.

Perché il nome Argo rappresenta al meglio il tuo progetto artistico?

L’ho scelto prima di iniziare a fare musica, per fare i graffiti, quando avevo pantaloni molto larghi e tanta voglia di andare contro tutto e tutti senza apparenti motivi logici. Mia madre, anni prima che nascessi, aveva un cane di nome Argo, chiamato così perché trovato per strada: Ulisse = Nessuno, Argo era il cane di Ulisse… quindi avete capito. Mi piaceva come nome e mi sentivo uno spirito libero quindi ho pensato “mi chiamerò Argo!”. Poi, studiando meglio l’Odissea, mi sono convinto ancora di più perché sì, Argo sarà pure stato il cane di Nessuno (e quindi uno spirito libero) ma è stato in grado di riconoscere il suo padrone in condizioni di salute pessime e quindi si è saputo dimostrare fedelissimo alle persone che ama, come me.

Cosa ti ha avvicinato alla musica e come sei arrivato alla scelta di avviare una carriera in questo settore?

Ho iniziato a fare musica perché mi piaceva, mi faceva sentire bene, nulla di complicato. Poi si è mostrata utilissima per canalizzare le sensazioni più difficili da gestire, ma questo solo dopo qualche anno dai miei primi testi. Non ho mai studiato nulla purtroppo, ora sto frequentando un’accademia di canto e discipline musicali proprio per cercare di avere un minimo di preparazione tecnica che non fa mai male. 

Sei cresciuto ispirato da tanta musica, soprattutto dal rap e dai grandi cantautori italiani. Ad oggi, quali sono gli artisti che più ti influenzano?

Inevitabilmente i cantautori che preferisco (Rino Gaetano e Vasco Rossi) mi hanno influenzato molto, ma stranamente i periodi in cui scrivo di più sono quelli in cui ascolto meno musica, preferisco non avere stimoli che possono influenzarmi. In questo periodo però sto ascoltando cose diverse, sto riscoprendo Calcutta, ho iniziato ad ascoltare una ragazza fortissima che si chiama Emma Nolde e sto ascoltando canzoni italiane molto vecchie tipo “Eri piccola così” di Buscaglione.

Non riesci mai a svincolare i tuoi testi dalla tua persona e dalle tue esperienze dirette. In che modo queste si riversano nei tuoi brani e cosa cerchi di comunicare a chi ti ascolta?

Le mie esperienze dirette finiscono automaticamente nei miei testi, non è un meccanismo particolarmente ragionato, è come un qualcosa di istintivo. L’intenzione è cercare di aiutare, dando agli ascoltatori le parole e i sound che io avrei voluto nelle orecchie nei momenti più complicati. Cerco di far arrivare un pò di conforto, è brutto sentirsi soli.

“Un giorno” è il titolo del tuo nuovo EP. Come nasce e come è stato prodotto?

Venivo da un periodo in ci non avevo idea di cosa fare con la mia musica, avevo pubblicato molti singoli senza una particolare connessione e dalle sonorità molto diverse, quindi mi sono voluto prendere una pausa. Ho continuato a scrivere moltissimo, ma volevo fare a meno di preoccuparmi di gestire tutti gli aspetti delle pubblicazioni quindi ho continuato a scrivere per il gusto di farlo perché ne avevo bisogno. A un certo punto avevo tre idee che mi convincevano molto (“Mi hanno detto che”, “Casino” e “Cinque di mattina”) e stavo iniziando a considerare l’idea di un progetto. Abbiamo continuato a lavorarci, io concentratissimo sui testi e Trem sulle produzioni, poi sono subentrate due produzioni di Lomi.

A un certo punto ci siamo accorti che avevamo tutti gli ingredienti per un EP che valeva la pena pubblicare e ci siamo messi a registrare e a fare mille versioni diverse di mix e di mastering, ma nonostante le occhiaie siamo contentissimi del risultato. Non saprei dire in maniera semplice che stile ha nel suo insieme, so solo che è al 100% quello che sono e se qualcuno ha voglia di conoscere un ragazzo fa prima ad ascoltare l’EP perché sarebbe più utile di una chiacchierata.

Quali sono le tematiche che hai inserito in questo progetto?

Nella prima traccia affronto tematiche molto pesanti come dipendenze e disturbi d’ansia. Poi ho affrontato una serie di tematiche che sono conseguenze fisiologiche da quel tipo di problemi, ovvero i problemi di autostima, l’esagerazione e la sregolatezza, le riflessioni nostalgiche, anche se nelle ultime due tracce del progetto le stesse tematiche prendono una piega molto più consapevole.

“Un giorno” rappresenta un vero e proprio percorso fatto di cinque brani. Qual è il filo conduttore?

I concetti principali sono proprio quelli del percorso e del cambiamento. La prima traccia è una spiegazione delle cause di uno squilibrio e quelle che seguono sono l’effetto, in ogni sfumatura e forma. Ci sono cose che ti cambiano molto, in meglio o in peggio, e a volte il percorso necessario per un cambiamento costruttivo si riassume in un giorno in cui ci si accorge dal nulla di aver superato la tempesta più violenta del mondo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

In questi giorni stiamo cercando di organizzare un paio di videoclip, poi chi vivrà vedrà. Penso che pubblicherò qualche singolo perché non riesco a stare fermo un attimo!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Grazie del vostro tempo, fatemi sapere cosa pensate dell’EP, sono impaziente di ricevere i vostri feedback!

Argo for Siloud

Instagram@heyargo

Credits foto: Paolo Pesci
Credits: Conza press

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