InTheMusic: Vinnie, interview

Vincenzo Colonna Romano si è trasformato in Vinnie quando ho capito di aver bisogno di trovare sé stesso e che per farlo gli serviva un personaggio che non fosse il Vincenzo di tutti i giorni. Oggi cantautore e pianista, il suo stile crea un connubio perfetto tra la sfacciataggine tipica della Generazione Z ed il cliché romantico. “Camera 7” è il titolo del suo nuovo singolo, in cui si avvicina maggiormente alle sonorità del contemporary R&B.

Nome: Vincenzo
Cognome: Colonna Romano
In arte: Vinnie
Età: 21
Città: Palermo
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Cliche’, Fama, Camera 7
Periodo di attività: dal 2022
Genere musicale: Indie, R&B
Piattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music, ecc.

Chi è Vinnie nella vita di tutti i giorni?

Nella vita di tutti i giorni sono semplicemente Vincenzo, un 21enne che da Palermo si è trasferito a Siena per studiare pianoforte jazz alla Siena Jazz University. Faccio la vita di un normalissimo ragazzo della mia età, forse l’unica differenza è che ho dei sogni più ingombranti degli altri, anche se non ci giurerei.

Perché Vincenzo si è trasformato in Vinnie?

Vincenzo si è trasformato in Vinnie quando ho capito di aver bisogno di trovare me stesso e che per farlo mi serviva un personaggio che non fosse il Vincenzo di tutti i giorni. Il nome l’ho scelto guardando il film “Donnie Brasco”. Mi piaceva da morire il modo in cui Al Pacino pronunciava il nome di Donnie, mi ha fatto desiderare a mia volta un nome americano che suonasse bene in accento siciliano. Così è nato Vinnie.

Ad oggi sei un cantautore e pianista, alle cui discipline ti sei avvicinato fin da giovanissimo. Quali sono i tuoi primi ricordi legati alla musica e come si è evoluto il tuo percorso in questo settore?

La passione è cominciata fin da piccolissimo e devo ringraziare i miei genitori per avermela trasmessa. Figuratevi che il mio primo approccio alla musica risale addirittura a quand’ero nel pancione e mia mamma mi avvicinava le cuffie per farmi sentire Aretha Franklin! Poi, quando sono uscito da lì, non ci ho messo molto per decidere di avvicinarmici sul serio. Ho cominciato a studiare prestissimo, anche se i miei primi insegnanti non mi ritenevano portato. Poi, all’età di dieci anni circa, ho incontrato il pianoforte e da quel momento non mi sono più staccato da quella macchina infernale, che è diventata la mia vita. Prima al Brass Group ed ora al Siena Jazz, continuo a studiare. In parallelo, da quest’anno, ho anche avviato il mio progetto artistico con MIND.

Quali sono le tue principali influenze musicali?

Le mie influenze musicali spaziano davvero molto. Dai sound dell’R&B a quelli del soul, passando per lo UK Garage e l’hip hop old school americano. All’inizio, ho ascoltato molto Frah Quintale e Franco126, ma ora prendo decisamente più spunto da artisti come Venerus, D’Angelo o Erikah Badu. Mi piace essere musicalmente onnivoro, perciò sono alla continua caccia di vibes eterogenee.

Il tuo stile crea un connubio perfetto tra la sfacciataggine tipica della Generazione Z ed il cliché romantico: in cosa si caratterizza precisamente e come lo hai definito nel tempo?

Sono sempre stato affascinato dall’idea di unire gli opposti. La sfacciataggine ed i testi diretti sono sicuramente figli della mia generazione e non ci rinuncerei mai, ma sono anche consapevole che si tratta di caratteristiche che, da sole, non mi definiscono né mi bastano. In realtà sono davvero un romantico, in senso lato: mi innamoro continuamente di qualche nuovo aspetto della vita, dei miei amici, dei progetti che abbraccio. Volevo che la mia musica riflettesse tutto questo, restando godibile e capace di far stare bene le persone.

“Camera 7” è il titolo del tuo nuovo singolo, in cui ti avvicini maggiormente alle sonorità del contemporary R&B, senza però abbandonare le melodie che ti hanno caratterizzato in precedenza. Come hai lavorato alla sua produzione?

Il progetto è nato a quattro mani, assieme al mio producer Alek (Alessandro Messina). Quest’estate mi sono presentato da lui con l’idea di “Camera 7”, un pezzo dalle sonorità indie che nasceva da un’esperienza personale non troppo felice. Poi invece, tra birrette e sigarette, è stato come se il brano avesse manifestato una volontà sua, e pian piano con Alek l’abbiamo trasformato, fino a spingerlo verso l’R&B che ora lo caratterizza.

Il brano nasce dal tuo bisogno di creare una stanza mentale dove rifugiarti: come questa necessità si è trasformata in un prodotto musicale?

È successo in modo piuttosto spontaneo, in realtà. Credo che la musica sia un rifugio, non solo per me, ma per tutti, indistintamente. La musica è una lente, ci aiuta in ogni momento a conoscere meglio chi siamo. Io stesso ho costruito questo rifugio chiamato “Camera 7” perché sentivo il bisogno di comprendere meglio me stesso, dopo la brutta fine di una relazione. Al di là del sound che ha ora, “Camera 7” è stata prima di tutto la mia catarsi, ciò che mi ha permesso di voltare pagina.

La priorità che hai dato a questo brano è di garantire libertà di interpretazione a ogni ascoltatore, pur partendo da esperienze personali. Cosa vuoi che gli ascoltatori colgano da questo?

Spero che chiunque ascolti “Camera 7” riesca a pensarla come un luogo privato ed intimo: una stanza propria, una canzone dove potersi rifugiare nei momenti difficili. Non importa se poi quella stanza si trasformerà in un limbo in grado di sbatterci da una parte all’altra e farci persino un po’ soffrire. Non importa cosa ci troviamo (o mettiamo) all’interno, l’importante è che ci sia utile. In definitiva, vorrei che le persone accogliessero questa stanza come un passaggio necessario prima di stare meglio, perché è davvero così.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Suonare, comporre e continuare a studiare pianoforte jazz, tanto per cominciare. Poi, se parliamo della mia carriera, di progetti ne ho molti. Quello a breve termine è di far uscire un altro paio di singoli e portarli live il più possibile, mentre quello a medio termine è di dare forma al mio primo album, cosa sulla quale stiamo già lavorando. Sul lungo termine, invece, non mi pronuncio ancora: come dicevo, ho sogni molto ingombranti!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Soprattutto ai miei coetanei, vorrei dire di non farsi mai condizionare dal pensiero degli altri. So che può sembrare una banalità, ma nella realtà dei fatti mi accorgo che molti ragazzi e ragazze fanno fatica su questo punto. Molti credono che se non si omologano, sono destinati a fallire. Ma io dico che è vero proprio il contrario. Se si lavora duro prima o poi i risultati arrivano. Certo, ci vogliono tanta tanta costanza e dedizione e questo vale in qualsiasi ambito, non solo nella musica. Ma alla fine è l’unica maniera per ottenere risultati che ci soddisfano.

Vinnie for Siloud

Instagram: @sonovinnie
YouTube: Vinnie

Credits foto: Vincenzo Guerrieri
Credits: BLOOM Promotion

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