InTheMusic: Black Out Band, interview

Dietro i Black Out Band ci sono Edoardo, Giacomo e Sebastiano, tutti e tre nati e cresciuti a Treviso. I loro brani mettono insieme la passione e la potenza comunicativa di rock e blues con sonorità pop. “One More” è il titolo del loro nuovo EP, arrivato a distanza di tre anni dal vostro ultimo disco.

Band: Black Out Band
Componenti: Edoardo Cian, Giacomo Berlese, Sebastiano Gagno
Età: 25, 24, 25
Città: Treviso
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: And Mist Comes Again, The Road Is You, You Fools!, Nobody Can Hear You
Album pubblicati: Cosa Rimane, One More
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Rock, Pop
Piattaforme: Spotify, YouTube

Chi c’è dietro i Black Out Band?

Siamo Edoardo, Giacomo e Sebastiano, tutti e tre nati e cresciuti a Treviso. Io (Sebastiano) lavoro e nel tempo libero, oltre alla musica, faccio foto ad eventi sportivi. Io ( Edoardo) sono laureato in psicologia, studio al Conservatorio e insegno musica. Io (Giacomo) sono laureato al conservatorio in sassofono jazz, faccio l’insegnante di musica e il musicista professionista.

Condividete la vostra passione per la musica sin dall’infanzia: cosa vi ha spinti ad intraprendere un percorso artistico in prima persona e, soprattutto, insieme? 

Suoniamo insieme da credo almeno tre/quattro anni prima di fondare la Black Out Band, dopo qualche anno di classiche cover rock abbiamo deciso di creare questo progetto che nacque all’inizio come un gruppo prettamente blues per poi “evolverci” nel corso degli anni e cominciare a scrivere nostri brani.

Qual è il significato del vostro nome d’arte e perché lo avete scelto?

Come spesso accade, al momento della formazione della band eravamo in crisi nel trovare il nome giusto, ma (s)fortunatamente il destino ci ha aiutato: arriviamo alla nostra prima serata, con un set acustico, senza aver ancora trovato il nome. Cominciamo a suonare e circa verso la fine del nostro set l’intero paese resta senza corrente. La strumentazione acustica ci ha permesso di continuare a suonare e letteralmente urlare per farci sentire, mentre il pubblico ci aiutava cantando e battendo le mani. Finita la serata non avevamo dubbi sul nome della band.

Quali sono le vostre influenze musicali comuni e in cosa, invece, differiscono?

Abbiamo cominciato tutti e tre suonando blues e credo che, ad oggi, questa influenza si senta ancora nei nostri brani, soprattutto nei testi. Edoardo e Giacomo con i loro studi accademici, si sono spostati molto sul mondo del Jazz mentre io (Sebastiano) sono molto attratto dal mondo della musica elettronica e cerco sempre di approfondire le conoscenze.

I vostri brani mettono insieme la passione e la potenza comunicativa di rock e blues con sonorità pop. In che modo avete lavorato a questo sound che vi contraddistingue?

Il rock e il blues sono la nostra origine, il nostro DNA, che cerchiamo sempre in qualche modo di portare nei nostri brani con i riff di chitarra, il suono delle chitarre distorte, l’hammond e l’utilizzo di sintetizzatori che hanno fatto la storia della musica dagli anni 70 ad oggi. Spesso completiamo questo sound, soprattutto da un punto di vista armonico e melodico, da soluzioni più pop che spesso derivano dalla musica classica. Ci piacerebbe inviare un messaggio attraverso la nostra musica: è possibile ancora oggi fare rock, il rock non è morto, continua a rinnovarsi, a trovare nuove forme e a nutrirsi di stimoli, sia del passato che del presente.

“One More” è il titolo del vostro nuovo EP, arrivato a distanza di tre anni dal vostro ultimo disco. Come nasce?

Abbiamo iniziato a scrivere i pezzi di “One More” durante la pandemia e questa esperienza ha portato in ogni brano emozioni molto forti, dalla rabbia, al senso di impotenza, a tutti i punti di domanda che quel periodo ha suscitato. Da qui, è nata per noi la ricerca di un sound che doveva unire l’esigenza di esprimere fragilità e intimità, rabbia e indignazione, allo stesso tempo. Pensiamo di esserci riusciti e che questo si possa intuire dai brani.

Quali tematiche affrontate nei vari brani e cosa hanno, questi, in comune?

“One More” per noi rappresenta un viaggio attraverso quattro universi sonori e tematici differenti. Ogni brano è una storia, ogni brano percorre una sua strada. E proprio di strada parliamo, soprattutto nel brano di chiusura “The Road is You”, che racconta di una persona che dopo un difficile momento della sua vita decide di rialzarsi, purificarsi e ripartire, costruendo la propria strada. Il titolo “One More” (ripetuto più volte dal coro nel primo brano, “And Mist Comes Again”) lascia un messaggio di speranza: c’è sempre qualcosa in più, c’è sempre una possibilità di risolvere i problemi, di uscire dal buio e tornare a respirare, c’è sempre una strada in più che possiamo costruire e percorrere per noi stessi.

“One More” è il frutto di un percorso musicale che vi ha portato, dal 2019, a ricercare un nuovo sound e ad affrontare nuove tematiche nelle nostre composizioni. Cosa è cambiato rispetto al passato?

“One More” nasce dall’esigenza di voltare pagina dopo “Cosa Rimane”. In questo EP abbiamo deciso di far convergere tutte le nostre influenze, dai Pink Floyd ai Black Keys, in quattro brani molto diversi tra loro che insieme costituiscono un viaggio per noi molto profondo attraverso le nostre emozioni, le nostre domande, la nostra rabbia. Con questo nuovo EP abbiamo iniziato ad affrontare anche tematiche sociali nei nostri testi. Anche le storie d’amore in questo album sono più rarefatte, lasciano più spazio all’interpretazione da parte dell’ascoltatore.

Quali progetti avete per il futuro?

Stiamo lavorando da molto tempo a un concept album, con delle composizioni più lunghe per un organico allargato, che forse comprenderà anche archi e fiati. Ci piace l’idea di comporre con un filo logico ben definito attraverso i testi, che possa lasciare in qualche modo un’impronta chiara nell’ascoltatore. Nell’immediato futuro abbiamo in mente di iscriverci a concorsi e contest. Confrontarsi con band e realtà diverse dalla nostra è il miglior modo per crescere artisticamente.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Grazie mille a tutti per aver dedicato del vostro tempo per leggere quest’intervista, ci siamo divertiti molto a farla. Cliccate like o segui sui nostri canali e restate collegati per futuri live ed altri progetti!

Black Out Band  for Siloud

Instagram@black_outband
Facebook@blackoutbandtv
YouTubeBlack Out Band

Credits foto: Giancarlo Rado, Eugenio Franceschi
Credits: Conza press

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