InTheMusic: Daemia, interview

I testi di Daemia, raffinati e introspettivi, abbinano sonorità molto diverse tra loro. La musica e le canzoni gli danno la possibilità di esprimere la sua interiorità, quello che ha dentro. Gli piace poi giocare con le parole, con le figure retoriche. “Bluedo” è il titolo del suo album d’esordio, dal respiro internazionale e contemporaneo.

Nome: Damiano
Cognome: Caponio
In arte: Daemia
Età: 24
Città: Benevento
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: No eh? Va be’, Nostro Giardino, Se davvero mi vedi
Album pubblicati: Bluedo
Periodo di attività: dal 2022
Genere musicale: Contemporary R&B, New-Soul, Elettronica, Hip hop, Pop
Piattaforme: Spotify, Apple music, Amazon music, Deezer, YouTube, ecc

Chi è Daemia nella vita di tutti i giorni?

Nella vita di tutti i giorni sono un artista, scrivo canzoni, leggo, ascolto musica e sono uno studente di Economia e Management all’università di Bologna. Attualmente sto scrivendo la tesi magistrale. Ora sono a Benevento, ma ho girato parecchio per studio negli ultimi anni: Colonia (Germania), Bologna, Parigi (Francia).

Perché questo nome d’arte?

Il nome d’arte si connette all’origine del mio nome (Damiano) in lingua greca, probabilmente derivante da Damia, una divinità greca. Ho cambiato qualche lettera ed è venuto fuori Daemia.  Mi piaceva mantenere comunque una connessione con il mio nome, volevo allo stesso tempo qualcosa che rappresentasse lo stile e la particolarità del progetto. 

Ad oggi, sei un cantautore e polistrumentista emergente: quando e come è cominciato il tuo percorso nella musica?

La passione per la musica parte da quando ero un bambino. Ho sempre mostrato una certa predisposizione, mi sono avvicinato all’arte in maniera spontanea, ho sempre cantato. A casa non ci sono musicisti, ma era presente un pianoforte. È partito tutto da lì. Successivamente mi sono avvicinato alla batteria e dopo ancora al pianoforte. Ho iniziato a prendere lezioni. Alcune figure mi hanno sicuramente avvicinato alla musica facendomi ascoltare artisti e canzoni. Poi è arrivata la composizione e la scrittura di canzoni in maniera quasi istintiva, naturale.

Quali le tue principali influenze musicali?

Ascolto tutti i generi, non ho limiti. Amo tutta la musica e trovo lati interessanti in diversi artisti e diversi generi. Credo che il mio album rispecchi questa apertura, in una combinazione originale di elementi e stili. Mi hanno ispirato James Blake, Omar Apollo, Steve Lacy, Bakar, The Weekend, Drake, Rosalia, Pino Daniele, Lucio Dalla, Franco Battiato, Lucio Battisti.

I tuoi testi, raffinati e introspettivi, abbinano sonorità molto diverse tra loro. Quali sono i tratti distintivi del tuo stile?

Uno dei tratti distintivi è quello di parlare ad un’altra persona nei testi, come se mi rivolgessi ad una terza persona. Quando scrivo tiro fuori quello che ho dentro, le mie impressioni, le mie sensazioni. La musica e le canzoni mi danno la possibilità di esprimere la mia interiorità, quello che ho dentro e che è comune credo a tutte le persone. Tutti sentiamo certe cose in fondo, proprio perché umani.

Mi piace poi giocare con le parole, con le figure retoriche. Ho notato diversi temi ricorrenti nel disco, e me ne sono accorto solo alla fine del lavoro: la notte per esempio, la necessità di uscire fuori da se stessi per guardarsi da un’altra prospettiva in maniera costruttiva, la nostalgia, il ricordo…

“Bluedo” è il titolo del tuo album d’esordio, dal respiro internazionale e contemporaneo. Come nasce e come è stato prodotto?

L’album è stato prodotto con Stefano Juno Bruno. Tutto è partito da una collaborazione a fine 2021 su un brano (“No eh? Va be’ “), uscito poi a maggio. Ricordo che ero a Parigi quando ho mandato il primo provino del brano a Stefano, lo avevo registrato con un piano in questo mini appartamento nel XV arrondissement. Quella è stata la scintilla.

Tornato in Italia abbiamo iniziato a lavorare ad alcuni pezzi che avevo scritto precedentemente e poi tutto ha preso forma, canzone dopo canzone. Alla fine, quello che doveva essere un EP è diventato un album. Un album Contemporary R&B e new Soul, ma anche elettronico e hip hop per certi versi. Lo abbiamo realizzato a Napoli, dove ho registrato le voci, i pianoforti, le tastiere e i synth, e Stefano il basso e le chitarre. Abbiamo sperimentato cercando il sound giusto per questo progetto, mantenendo coerenza stilistica e un orientamento internazionale.

Il disco sfugge a una chiara definizione dal punto di vista dei generi, mentre la parte lirica, e quindi i testi, rivestono un ruolo fondamentale, mostrando l’animo cantautorale del progetto. Ci dici di più a riguardo?

“Bluedo” è un disco particolare, difficile da definire con poche parole o difficile da catalogare. Alcuni testi, ad esempio, sono molto introspettivi e tendono ad una dimensione non proprio pop ma cantautorale. Allo stesso tempo però ha una predisposizione per il “Ritornello-Killer” come qualcuno ha scritto. L’album è un insieme di elementi, con testi scritti in un certo modo che si mischiano ad un sound R&B. È come se l’album vivesse poi momenti diversi anche a livello energetico, e questo mi piace. 

Qual è il filo conduttore tra i nove brani di questo progetto e in che modo anticipano quello che verrà del profetto Daemia?

Il filo conduttore è sicuramente la necessità di parlare in maniera vera di ciò che una persona ha dentro. Il bisogno di fare poi un passo indietro e di guardare da una diversa prospettiva sé stesso per capirsi meglio. Poi la nostalgia. Il sound è un altro filo conduttore, i brani seguono una linea, uno stile coerente.

Direi poi che c’è anche quello del percorso di crescita artistica e individuale che questo album rappresenta. Ecco perché l’armatura in copertina e la tracklist dell’album (che è uscito anche fisico ) a forma di labirinto e drago. Affrontare il drago, superare il labirinto, per arrivare al tesoro posto al centro: una nuova consapevolezza, una nuova visione. È stato pensato anche per la dimensione live, in studio lo immaginavamo già da portare su un palco.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Portare questo album in giro, farlo ascoltare live, far conoscere questo progetto. Sicuramente poi quello di registrare e pubblicare altri brani molto presto. C’è tanto materiale.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Voglio ringraziare i lettori per l’attenzione e chiedere loro di immergersi in questo album e di supportarlo. “Bluedo” è un viaggio.

Daemia for Siloud

Instagram: @da3mia

Credits foto: Zoe Ferrara
Credits: Big Time Ufficio Stampa

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