InTheMusic: Ferretti, interview

Ferretti ha iniziato a produrre la sua musica dopo un momento difficile, vedendolo come un modo per porsi nuovi obiettivi e andare avanti, una terapia a tutti gli effetti. Il suo modo di fare musica è sincero e diretto, non segue ciò che è mainstream e produce in base alle sue necessità. “Non so che voglio” è il titolo del suo nuovo singolo che si divide tra cantautorato, arrangiamenti rock e attitudine rap.

Nome: Mattia
Cognome: Ferretti
In arte: Ferretti
Età: 25
Città: Mogliano (MC)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Sorgono, Appunti di vita, Radici, Non so che voglio
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Rap rock, Crossover rock
Piattaforme: Spotify, Apple Music, Amazon Music, YouTube, YouTube Music, ecc.

Chi è Ferretti nella vita di tutti i giorni?

Nella vita di tutti i giorni sono un normalissimo ragazzo di 25 anni e vivo in provincia di Macerata, nelle Marche. Faccio musica perché mi fa stare bene e quindi spero che un giorno possa rappresentare la mia occupazione principale. Attualmente dedico la maggior parte del mio tempo allo sviluppo del progetto, inoltre arrotondo lavorando con la mia famiglia.

Perché hai deciso di utilizzare il tuo cognome come nome d’arte?

Utilizzo il mio cognome come nome d’arte perché la musica che faccio mi rappresenta a pieno e non ho bisogno di uno pseudonimo per identificarmi come artista. In più, mi ha sempre dato fastidio essere chiamato per cognome: il fatto di sentirlo così spesso mi carica e mi aiuta a tenere alta l’attenzione e l’energia con cui mi dedico a questo percorso.

La tua passione per la musica si è ufficializzata solo dopo quella della recitazione, ma c’è sempre stata. Come sei arrivato a produrre la tua musica?

È esattamente così, ho solo rimandato. Nello specifico ho iniziato a produrre la mia musica dopo un momento difficile in cui mi pareva di aver fallito miseramente, è stato un modo per pormi dei nuovi obiettivi e andare avanti, una terapia a tutti gli effetti. Quando ho cominciato a scrivere l’ho fatto soprattutto perché ne avevo bisogno, non c’era niente di troppo razionale.

Quali sono i generi musicali e gli artisti che più influenzano ciò che fai?

Il genere che mi ha influenzato di più in assoluto è stato sicuramente il rap, specialmente l’underground italiano degli anni ‘90, che ho scoperto e ascoltato allo sfinimento durante la mia adolescenza, per fare qualche nome direi: Colle der Fomento, Kaos One, Neffa e il primo Fabri Fibra. Attraverso questi artisti mi sono appassionato ai generi più strettamente collegati ai primi campionamenti, come il blues, il soul, il funk ecc e ad artisti statunitensi come Public Enemy, Cypress Hill, Beastie Boys, Run DMC.

Nella loro musica veniva meno la potenza della lingua, che per me rende il rap diretto e viscerale, in quanto l’inglese non mi dava quello che riusciva invece a trasmettermi l’italiano, ma allo stesso tempo mi incuriosivano i primi tentativi di crossover che questi gruppi proponevano, dove non arrivava la lingua arrivava la musica. Da qui ho approfondito il genere attraverso altre band di riferimento come Faith No More, Rage Against the Machine e Linkin Park, questi ultimi mi hanno avvicinato anche al panorama nu-metal. Inoltre, anche l’esperienza teatrale e la tradizione del cantautorato italiano sono determinanti nel mio modo di fare musica.

Cosa caratterizza il tuo modo di fare musica?

Credo di fare musica in maniera piuttosto sincera e diretta, diciamo che me ne frego abbastanza del mainstream e faccio quello che mi va.

“Non so che voglio” è il titolo del tuo nuovo singolo che si divide tra cantautorato, arrangiamenti rock e attitudine rap. Come nasce e come è stato prodotto?

Nasce sicuramente per necessità e fin da subito la mia idea è stata orientata alla produzione di brani crossover che potessero mischiare generi e influenze diverse.

Il brano parla di autosabotaggio e di quanto non dovremmo fidarci di noi stessi, perché spesso siamo i nostri primi nemici. Cosa ha ispirato questo testo e perché hai deciso di trattare queste tematiche?

Questa presa di coscienza rispetto a un preciso momento della mia vita.

C’è una relazione tra “Non so che voglio” e le tue produzioni precedenti?

Sicuramente il genere, ma anche a livello di tematiche i brani sono piuttosto consequenziali. Nei primi cinque pezzi è come se si sviluppasse un percorso, che si concluderà con la prossima uscita.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Suonare tanto dal vivo. Per quanto riguarda la nuova musica ho in cantiere un EP che sto già pre-producendo con i musicisti che mi accompagnano live, con cui ho iniziato una collaborazione stabile anche in studio.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Venite a sentirmi dal vivo, non ve ne pentirete.

Ferretti for Siloud

Instagram: @suonoferretti
Facebook: @suonoFerretti
YouTube: Ferretti

Credits foto: @caterinacolph
Credits: Seitutto press

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