InTheMusic: Umberto Bravo (2023), interview

Umberto Bravo ha girato il mondo come vocalist cantando cover in manifestazioni ed eventi e, da qualche anno, ha cominciato a produrre la sua musica. Scrive, compone e arrangia da artista indipendente. Il suo nuovo singolo si intitola “Sacred Sinner”, una ballad mid-tempo dai riferimenti musicali degli anni ’80.

Nome: Umberto
Cognome: del Giudice
In arte: Umberto Bravo
Età: 50
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Real, Sacred Sinner
Periodo di attività: dal 1990
Genere musicale: Pop
Piattaforme: Spotify, Amazon Music, Deezer, Apple Music, Soundcloud, YouTube, Vevo

Ciao Umberto, che piacere risentirti! Come va?

Ciao! Innanzitutto grazie per l’invito, non dimenticherò mai che siete stati i primi a notarmi quando uscì il mio primo singolo! Direi che sto benissimo adesso che finalmente “Sacred Sinner” è fuori su tutte le piattaforme e tutto procede secondo i piani. Con i tempi che corrono è difficile farne e rispettarli.

Ricordaci di te: chi sei, da dove vieni e cosa fai nella vita?

Sono Umberto Bravo, sono di Napoli, vivo a Roma ormai da 10 anni. Ho girato il mondo come vocalist cantando cover in manifestazioni ed eventi e, finalmente, solo da pochi anni, riesco a produrre la mia musica. Scrivo, compongo e arrangio da artista indipendente.

“Neo crossover worldmusic pop” era la definizione assegnata alla tua musica. Ad oggi, ti si addice ancora o è cambiato qualcosa?

Ma veramente? Non lo ricordavo! In effetti, credo di sì. Cerco di mettere al servizio delle mie canzoni un tappeto musicale dal sound più originale possibile. Mi piace mischiare i suoni, specie quelli non ‘convenzionali’. Per una melodia definita, rivesto la canzone provando vari arrangiamenti in base al mood e alla tematica. Spesso la ricerca di suoni particolari diventa un’ossessione. In fondo, il sound di un artista è ciò che dovrebbe renderlo riconoscibile rispetto ad un altro.

Quali sono gli artisti che ultimamente stai ascoltando di più e in che modo stanno influenzando il tuo stile?

Oh… domandona! Spazio parecchio negli ascolti. I nomi che posso farti sono pressoché sconosciuti, non ascoltando molta musica mainstream. Da Sam Ezeh (artista svedese) ai The Breath (duo alt-folk di Manchester), da Sudan Archives a Mysie… diversi generi musicali da artisti dal background vario. Non so quanto l’eclettismo dei miei ascolti influenzi la mia musica ma di sicuro influenza il modo in cui la arrangio.

Il tuo nuovo singolo si intitola “Sacred Sinner” e ti presenta come maturo e abile autore ma anche come raffinato interprete e produttore musicale. Come nasce?

Che ci si creda o no, è una storia vera. “Sacred Sinner” racconta la mia esperienza nel tentativo disperato di portare una relazione nata come fisica anche ad un livello affettivo. Un tempo ci si preoccupava dell’essere ‘friendzonati’ dalla persona con cui si auspicava avere un legame. Da poco invece si è sdoganato il concetto di coppia aperta e si parla tanto di gender fluidity (che a mio avviso è sempre esistito, la differenza è che oggi se ne parla). Sono incappato in una storia del genere e ho confuso la lussuria per un sentimento che, purtroppo, non poteva essere ricambiato.

Il brano è una ballad mid-tempo dai riferimenti musicali degli anni ’80. Cosa ha ispirato il sound di questo brano?

Tana! Si sente così tanto che ho ascoltato la musica degli anni ’80? Devo dire però che ho ascoltato e cantato di tutto, anche la musica degli anni ’70, dei Police, di S. Wonder, di J. Mitchell, di E. John, quella progressive (sono stato anche il vocalist di una band, i The Prog-Ram Band) e il jazz brasiliano. Ma si sa, il primo amore non si scorda mai e l’ispirazione è spesso una trappola, per cui cerco sempre di creare qualcosa di sonoramente interessante e diverso.

L’arrangiamento strizza l’occhio al soul e al gospel, senza però mai prendere il sopravvento sulla lead voice. Ci parli della produzione del brano e quali sono stati gli step principali?

La demo di “Sacred” Sinner risale al 1996… Eh sì, l’avevo nel cassetto insieme ad altri brani che componevo durante la mia gavetta in giro per il mondo come vocalist. Da quell’embrione ho adattato il testo alla melodia e l’ho rivestito di suoni, ma sentivo l’esigenza di coralità. Un gruppo gospel sarebbe stato preponderante sull’arrangiamento per cui sono finito col ricreare da solo quello che avevo in mente per i cori. Tuttavia, il brano continuava ad indicarmi parecchie strade sonore. Insieme a quel geniaccio di Luca Bizzi – che è anche il regista sia del video del mio primo singolo che per “Sacred Sinner” – abbiamo prodotto tre versioni, di cui quella ufficiale è quella appena uscita. Delle altre due ne uscirà una per San Valentino, come regalo e augurio agli innamorati di fare l’amore ascoltandola… è la versione sexy! La terza, che è quella meno elettronica e più sinfonica, mi riservo di farla nei live.

”Sacred Sinner” affronta il tema della passione carnale: cosa hai voluto raccontare e perché hai deciso di trattare proprio questa tematica?

Scrivo di ciò che mi succede o che succede intorno a me. Il tema della sessualità, al di là dell’orientamento o dell’identità, è sempre considerato controverso e taboo. “Sacred Sinner” racconta di un’esperienza che ho vissuto in prima persona e di quanto il sesso venga spesso associato erroneamente a qualcosa di peccaminoso o di cui avere pudore.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto ultimando il mio primo album di 10 brani che vorrei pubblicare con il lancio del terzo singolo e non vedo l’ora di suonarli live insieme ad una manciata di cover di pezzi altrui che adoro!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Make LOVE, not war!

Umberto Bravo  for Siloud

Instagram: @umberto_bravo
Facebook: @BravoUmberto
YouTube: Umberto Bravo

Credits foto: Luca Bizzi

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