InTheMusic: Marco Conte, interview

Marco Conte è un ragazzo che ha sempre avuto bisogno della musica. Tra le sue prime esperienze c’è sicuramente il ruolo da frontman della band The Fhackers. Inoltre, ha collezionato molti premi e riconoscimenti. Oggi scrive e produce per molti artisti emergenti e questo gli permette di avere e vivere mille vite in mille universi paralleli. Definisce il suo stile spontaneo e oggi ci parla di “Lo specchio”, una delle due ultime uscite.

Nome: Marco 
Cognome: Conte
In arte: Marco Conte
Età: 31
Città: Cassano Magnago
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Irene, Frangia, Sara
Periodo di attività: dal 2015              
Genere musicale: Indie-rap
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi c’è dietro Marco Conte?

Un ragazzo che ha bisogno della musica, un bambino che ha sempre avuto bisogno di gridare quello che vedeva, di parlare delle persone che amava, di raccontarsi, crescere e capirsi grazie alle canzoni.

Quando ti sei avvicinato alla musica per la prima volta e perché?

La musica è entrata nella mia vita attraverso la porta dell’invidia: un amico suonava la chitarra, mi sembrava una cosa molto figa e volevo farlo anche io. Poi invece è rientrata “per sfiga”, perchè avevo appena rotto con la mia ragazza e cercavo nuovi passatempi e nuovi stimoli. Ho messo in piedi una band e ho cercato di fare le cose sul serio iniziando a studiare canto, poi strumento, e poi composizione. E spero di non fermarmi mai.

Tra le tue prime esperienze nel mondo della musica c’è sicuramente il ruolo da frontman della band The Fhackers. Come questa esperienza ha influenzato il tuo modo di far musica?

Suonare in una band punk rock come i The Fhackers mi ha lasciato il concetto che la musica è condivisione, amicizia vita: i tuor, i locali, le zuffe con le altre band, coi fan e coi gestori dei locali, le sere a bere improvvisare e comporre…la musica è un’energia positiva che ti trasforma, ti mette a contatto con le persone (a cominciare dai fan che ti seguono fedelmente e vengono sempre ad ascoltarti).

Molti i riconoscimenti e i premi ai tuoi brani. Quali ricordi con maggior piacere?

Non ho mai amato premi e riconoscimenti, essendo una persona molto autocritica. Quando mi riconoscevano un premio per una mia canzone o per una mia performance non ero davvero soddisfatto e pensavo di essere stato soltanto il migliore dei peggiori. Solo di recente i riconoscimenti grandi e piccoli che ricevo (Fantastico Festival, Cantanti per Passione ecc.) mi rendono felice, perchè mi fanno capire che sono sulla strada giusta: non sono arrivato, anzi, ma mi gratificano e mi fanno capire che sto versando sudore e lacrime per costruire qualcosa di buono, che anche gli altri riconoscono e apprezzano, qualcosa di “socialmente” utile, che secondo me è un fattore fondamentale per la musica e per l’arte in generale in tutti i tempi.

Oggi scrivi e produci per molti artisti emergenti, come ti vedi in questo ruolo?

È fighissimo, è come avere mille anime e vivere mille vite, in mille universi paralleli. Ci si reinventa in ogni canzone e con ogni artista per cui si scrive, si diventa veramente poliedrici e umanamente è un arricchimento incredibile.

Se dovessi descrive il tuo stile, invece, che termini useresti?

Spontaneo: se mi guardo indietro ritrovo più salti di genere che un percorso graduale. Amo vivere la musica fino in fondo e rischiare di seguire il suo vento dovunque mi porti. Cerco di lavorare sodo per sperimentare e approfondire sempre il mio lessico e i miei testi e anche il sound delle mie canzoni. Questo mi porta a cambiare molto e in maniera a volte anche incostante.

Tra i tuoi ultimi brani c’è “Lo specchio”, cosa puoi dirci sul pezzo?

Lo specchio vuole parlare di noi: meravigliosi e fantastici anche se pieni di imperfezioni, asimmetrie e cicatrici. Grazie mille a Shara Romanato che lo ha co-scritto e co-interpretato con me!

Tante le uscite del 2020, ce n’è una a cui sei particolarmente legato?

La prossima, che sarà annunciata sulle mie pagine social. Non tanto e non solo perchè chiuderà un anno intensissimo dal punto di vista sia musicale sia umano, ma perchè per me “la prossima canzone” è sempre quella di cui ho bisogno, è il sasso ulteriore per attraversare il fiume a piedi nudi, è la bombola d’ossigeno, l’appiglio nuovo su un ponte tibetano…ho bisogno di nascere di nuovo in una nuova canzone, ed è per questo che la canzone per me fondamentale è sempre quella che arriverà.

Cos’hai in programma per il futuro?

In questo periodo sento una forte necessità di studiare: ho il desiderio che la mia musica non solo scopra sempre nuovi orizzonti ma (utopisticamente sognando) acquisisca qualcosa di internazionale. Per fare questo sto cercando e trovando maestri e coach per il mio songwriting molto interessanti quali Andrea Leprotti e Domenico Vena, tra gli altri.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Seguitemi! Sembrerà una banalità ma per me la musica è dialogo, amicizia, condivisione: nel momento in cui le mie canzoni non raccontassero chi le ascolta, smetterei di farlo. Quindi a presto!

Marco Conte for Siloud

YouTube: Marco Conte
Instagram: @contemarco
Facebook: @MarcoConteMusic

Marco Conte for Siloud

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