INTERVIEW: Valentina Vinci, artist

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Nome: Valentina
Cognome: Vinci
Anni: 24
Città: Cagliari
Professione: Illustratrice
Sito web: valentinavinciillustrator.cargocollective.com

Chi è Valentina Vinci?

Vengo da Macomer, un paesino del centro Sardegna. Dopo il diploma mi sono trasferita a Bristol in Inghilterra per studiare Illustrazione e lì sono rimasta per cinque anni. Dopo la laurea ho deciso di tornare in Sardegna per prendermi una pausa e ora mi trovo a Cagliari lavorando per lo studio grafico/creative corner Officina Mush.

Di cosa ti occupi e in che modo la tua professione ha a che fare con l’arte?

Io sono una illustratrice/grafica o per lo meno passo passo lo sto diventando. Ancora è un parolone. Sono una matricoletta che si sta affacciando al mondo professionale però per quanto possa sembrare difficile costruirsi una sorta di carriera in questo ambito, io ho un sacco di fiducia. Lavoro in uno studio grafico e parallelamente a questo mi occupo di illustrazione per l’editoria e comunicazione visiva. A parte quindi creare poster e locandine per eventi, disegno book covers, occasionalmente faccio murales e mi piacerebbe lavorare per magazine e giornali. Su questo punto ci sto lavorando.

Quando è nata la tua passione per l’arte?

Al liceo son diventata matta per Tim Burton e da lui passai a Lora Zombie fino all’inizio degli studi quando scoprii per la pima volta illustratori della portata di Shaun Tan. Poi Jon McNaught e Eleonor Shakesphere che hanno caratterizzato il mio percorso, da cui ho appreso anche che tipo di indirizzo che volevo seguire all’interno del mondo dell’illustrazione. Perché anche l’illustrazione al suo interno si divide in diversi ambiti molto diversi tra di loro!

Con quali criteri riesci a portare avanti un tuo disegno?

Parto da un testo, la maggior parte delle volte da un articolo di giornale oppure dal mood della giornata cercando sempre di rifarmi a cose che accadono intorno a me oppure in generale nel mondo. Prima di tutto perché penso sia importante dar voce a determinate tematiche, e la comunicazione visiva è uno strumento potentissimo. Poi perché mi da modo di informarmi e approfondire tante cose riguardanti l’attualità e allo stesso tempo acquisire un minimo di conoscenza su campi che non sono di mia competenza. Poi accendo il pc, apro Photoshop e inizio a fare collage digitale o a disegnare, sempre con la tavoletta. Mi piacciono i colori.

Tra tutti i tuoi disegni, ce n’è uno che per te significa di più?

Recentemente mi è stata commissionata la copertina di un libro che verrà presentato fra poco intitolato “La primavera dei paesi”, un libro che raccoglie gli elaborati vincitori del 4°premio Nino Carrus sulle buone pratiche e idee per combattere lo spopolamento in Sardegna. Questa immagine rappresenta un po’ la mia vita e probabilmente la vita di tanti che sono partiti e hanno lasciato l’Italia. È la prospettiva di una persona che ha sentito la necessità di partire per imparare e realizzare i propri sogni e che nel suo passaggio ha seminato. Da quei semi son nati e continuano a nascere frutti a livello di relazioni umane, professionali, o semplicemente di esperienza e abilità acquisite. Ho voluto proporre una prospettiva positiva riguardo al tema e penso che lo spopolamente sia ora quasi una necessità in quanto il territorio non offre strumenti adeguati per crescere a livello professionale (per lo meno nel mio ambito), e andare a cercare le risorse altrove non è un male perché il legame con la terra è così forte che tutte le cose apprese fuori, le esperienze e i contatti le riportiamo a casa. Come me che ora ho deciso di tornare.

Immagina la tua arte su una linea del tempo: sapresti descriverci come si è sviluppata e come è maturata nel tempo?

Dipingevo con acquerelli e acrilici nel mio tempo libero, ho fatto numerosi workshop che capitavano nel territorio ma è stato con il Foundation in Art e Design a Bristol (un corso “cuscinetto” tra il liceo e l’università inglese) che ho iniziato a sperimentare col printmaking, stop-motion e illustrazione digitale iniziando ad acquisire una metodologia progettuale. Quindi invece di fare schizzi a caso nel mio tempo libero, ho iniziato a ragionare su progetti con una struttura e a giocare con le tecniche. Poi mi sono iscritta alla University of West England dove ho compreso i processi di stampa dalla serigrafia alla litografia, linocut ecc, trasportando queste conoscenze sul digitale. Imparare sulla composizione, comunicazione, coerenza, sperimentazione con diversi media, ascoltare i seminari con illustratori fortissimi ex studenti del mio corso come Eleonor Shakesphere o Jon McNaught sono stati gli step che mi hanno portato ora ad avere un focus più editoriale, insieme alla passione per le pubblicazioni e i giornali indipendenti e la ricerca personale su chi c’è e cosa succede dentro il mercato dell’editoria.

Vogliamo farti una domanda un po’ particolare, riteniamo che il tuo punto di vista sia fondamentale: cosa ti piace di più della tua arte?

Mi piace poter reinterpretare l’idea di qualcuno, trasformare parole in immagine ed esprimere visivamente ciò che esiste solo nella testa. Non necessariamente la mia. Anzi mi trovo molto a mio agio dovendo seguire le direttive di qualcuno. Non è sempre facile svegliarsi la mattina e avere idee fighe da realizzare. Mi piace guardarmi intorno e reinterpretare attraverso la mia visione, dettagli che colpiscono la mia attenzione.

C’è qualche aneddoto particolare che ti va di condividere con noi?

Quando stavo in erasmus a Taiwan a Taipei, mi invitò a pranzo un amico cinese (non taiwanese). Dopo il pasto e il the servito in modo tradizionale con lo Cha Hai, ho preso una foto del mio amico e ho fatto un ritratto veloce sul suo sketchbook. Era felicissimo. Lui è un fotografo e per ricambiare mi regalò una foto scattata da lui in Nord Corea dentro un treno, dove si vedevano delle persone e la fine della carrozza. La porta che portava alla carrozza successiva aveva il vetro e potevi vedere le persone che viaggiavano dall’altra parte, e sopra la porta le foto di Kim Jong-un e Kim Jong-il. Lì è proibito scattare le foto, per questo quel regalo per me era molto prezioso e assolutamente unico.

Hai altre passioni oltre l’arte? Queste si influenzano a vicenda in qualche modo?

Canto e ballo. Penso che queste due cose assieme al disegno stiano tutte sullo stesso piano di preferenza. Forse cantare mi dà modo di instaurare bei rapporti con le persone, per questo lo prediligo, e mi da modo di regalare un po’ del mio spirito. Non necessariamente si contaminano fra loro, ma ad ognuna appartiene un immaginario visivo che spesso inconsciamente riporto nel comporre un’immagine.

Perché collaborare con Siloud?

Adoro e colleziono magazine indipendenti e tutto ciò che ha una voce propria e libera, così come un proprio carattere visivo, un sapore e qualità propria. Penso che anche Siloud sia così, e mi fa immensamente piacere che loro stessi abbiano trovato interessante quello che faccio io. Quindi grazie di cuore.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Non saprei, mi fumo una sigaretta e ci penso.

Valentina Vinci for Siloud

 

Sito web: valentinavinciillustrator.cargocollective.com
Instagram: @valentinavinciart

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