InTheMusic: Giuseppe Russo, interview

Nome: Giuseppe
Cognome: Russo
In arte: Giuseppe Russo
Età: 25
Città: Maddaloni (CE)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: 4
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Pop, Jazz
Piattaforme: Spotify,Youtube, Deezer, iTunes

Giuseppe Russo

Ciao Giuseppe, parlaci di te!

Ciao, intanto inizio questa intervista col ringraziarvi per l’invito a saperne di più di me e della mia musica. Mi presento sono un musicista, uno di quelli che ha deciso di aggrapparsi alla croce. Dico questo perché oggi vivere di musica, ma come del resto la maggior parte delle varie forme d’arte, non è affatto semplice. Piccola parentesi di quello che però è senz’altro un mondo fantastico, capace in pochi minuti di regalarti delle grandi soddisfazioni.

C’è qualche evento in particolare che ha segnato il tuo avvicinamento alla musica?

Beh, diciamo che per raccontare aneddoti che mi riguardano servirebbero molte più interviste. Devi sapere che a casa mia i miei genitori in primis, ma un po’ tutta la mia famiglia, è innamorata a suo modo della musica. Ricordo che quando avevo all’incirca tre anni andavo con mia madre nei supermercati  e appena trovavo scatole vuote iniziavo a suonarci sopra. Tanto è vero che appena si accorsero che riuscivo ad andare a tempo mio nonno mi regalò una tastiera, una vecchia Farfisa. Da lì giurai amore eterno.

La musica contemporanea è concentrata su due generi in particolare: l’indie e il rap.  La tua musica va in una direzione opposta, sembra rifarsi più allo stile cantautorale; se dovessimo associarti ad un artista, sicuramente ti vedremmo più vicino a Pino Daniele. Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?

Beh diciamo che ognuno di noi crea dei riferimenti e nel momento in cui ne riconosce qualcosa di simile tende ad associare. Personalmente preferisco sempre analizzare più a fondo. Spesso rispondo “troppa responsabilità, non posso accettare, grazie”. Pino Daniele è un patrimonio per tutti noi, da lui ho senza dubbio appreso l’importanza di crescita attraverso lo studio sistematico di uno strumento.  Devo dire che ascoltare tanta musica ti permette di accedere ogni volta a mondi nuovi. In particolare prediligo la musica sperimentale, quella senza limiti e che non crea confini di nessun tipo. Il Jazz, ad esempio, è uno di quelle forme che da questo punto di vista mi aiuta a capire l’importanza di essere liberi. Amo soprattutto le contaminazioni tra le varie tradizioni: sud-americane, medio-orientali, soul e il rap.

Il tuo stile ‘emozionale’ è sicuramente un qualcosa che hai dentro, le tue origini si fanno sentire. Quanta napoletanità c’è nelle tue canzoni?

La canzone, come sai, nasce a Napoli, dalle villanelle alle aree, fino ad arrivare a quelli che oggi chiamiamo “Classici Napoletani”. Il mio è un amore incondizionato verso la nostra tradizione e nel mio piccolo ne metto tutto quello che ho.

Cosa racconti nei tuoi brani? Come un’idea riesce a trasformarsi in un prodotto finito?

Nei miei brani provo a raccontare momenti che in qualche modo mi hanno segnato. Le idee possono nascere in qualsiasi momento, anche in doccia, il difficile sta nel sapere se sono buone. A parte gli scherzi, al prodotto finito si può arrivare anche in pochi giorni se si hanno bene le idee chiare, altrimenti fai di tutto per far sì che quel momento arrivi in fretta. 

“Nun me fire e stà” è il tuo ultimo brano. Dicci di più su questo progetto!

Nun me fire e stà” per me è stato ed è un vero e proprio stato d’animo in questo periodo. Ci sono giorni in cui non so nemmeno io cosa voglio e quale siano le scelte da prendere. Così ho deciso di esserne consapevole e prenderne coscienza attraverso un ritornello in cui dico proprio a me stesso come prima cosa “Avessa fa pace cu me, primme e mettere a posto ogni cosa”, proprio per dire che se non si sta bene prima con se stessi non si arriva proprio da nessuna parte. 

C’è una frase di uno dei tuoi brani che ti rappresenta di più o a cui sei particolarmente legato?

Nun se po’ mai spiegà chelle che sente o’core”, che tradotto vuol dire: non potrai mai spiegare quello che il cuore sente, in termini di emozione. Sono particolarmente legato a questa frase perché l’ho scritta nella mia prima canzone in maniera del tutto inconsapevole, ma più passa il tempo e più mi sto rendendo conto che è proprio meglio starsene zitti e ascoltare le parole che ci arrivano dal cuore. 

Un piano, una chitarra, un sassofono e una batteria rappresentano tutto ciò che serve, secondo te, per realizzare un buon prodotto?

Secondo me? Ne basterebbe anche uno.

Hai dei progetti per il futuro?

Certo, come tutti. Mi piacerebbe riuscire a pubblicare al più presto il mio primo disco. Ma ce n’è uno più grande: continuare a vivere di musica.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Sì, se siete arrivati a leggere fin qui allora vuol dire che è arrivato il momento di andare ad ascoltare qualcosa. Passate su Spotify!

Giuseppe Russo for Siloud

Credits: Palladino Produzioni

 

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