InTheMusic: Glaciio, interview

Nome: Alessandro
Cognome: Spaziante
In arte: Glaciio
Età: 21
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Non ci penso più, Andale, Tn
Album pubblicati: Trappist
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Hip Hop,  Indie trap
Piattaforme: Spotify, Soundcloud, YouTube, Apple Music, Deezer, Amazon Music e Tidal

Glaciio

Chi è Glaciio?

Ciao a tutti, mi chiamo Alessandro, ma in zona mi conoscono come Glaciio. Vivo a Centocelle da quando avevo 7 anni, ora ne ho da poco compiuti 21 e nella vita cerco l’ispirazione.

 Qual è il significato del tuo nome d’arte?

Il nome Glaciio nasce alle superiori, quando scrivevo sul quaderno cercando qualcosa che suonasse bene con quello che volevo rappresentare. Inizialmente è uscito Glacio, perché ricordava il freddo, e solo dopo anni è stata introdotta la doppia “i” per un remix di un rapper americano, Desiigner, che poi per motivi di gusto ho lasciato così.

Mi rappresenta perché ormai è diventato normale tenerlo. Tutti mi chiamano così, ha praticamente sostituito il mio nome. Sono in pochi a chiamarmi Alessandro, neanche i miei genitori lo fanno più!

Perché ti sei avvicinato alla musica?

Già da bambino scrivere per me è sempre stata un’esigenza e da quando sono ragazzo la musica è una vera e propria valvola di sfogo.

Ad avvicinarmi alla musica è stato mio padre, il quale nel weekend cantava il karaoke dentro casa “obbligandomi” a sentire canzoni di ogni tipo e così mi sono appassionato a vari generi. Un sabato mattina mi svegliavo e magari sentivo i Pink Floyd, un altro Francesco De Gregori o i Genesis. In generale era musica rock e cantautorato di varia provenienza. Il rap all’inizio, fino a quando avevo 10 anni, non mi piaceva, poi ho scoperto Eminem grazie ad un mio compagno di squadra di calcio che me lo ha fatto sentire e da lì ho iniziato ad ascoltare il rap italiano, primo tra tutti Achille Lauro con Barabba Mixtape. Da quel momento ho conosciuto altri artisti dello stesso genere musicale come Emis Killa e Er Costa. Oggi la musica è parte integrante della mia vita, passo giornate e notti intere a scrivere e trovare sound sempre nuovi, non riuscirei più ad immaginare una giornata senza.

L’aggettivo “bittersweet” descrive perfettamente l’atmosfera che riesci a creare quando canti. Le tue note sembrano sottolineare con durezza delle verità: di cosa parli nello specifico nei tuoi brani?

Nella mia musica parlo di situazioni, in ogni canzone ne descrivo anche più di una. Non sempre parlo di fatti specifici e spesso giro intorno alle questioni per dare più punti di vista alle persone, così che tutti ci si possano ritrovare. Il messaggio che vorrei trasmettere attraverso la mia musica è far capire a chi mi ascolta che non sempre le cose più scontate, come una relazione o una frase, possano avere un unico senso. Ogni cosa può avere più significati ed è quindi per questo che bisogna dare peso a tutto, perché niente è scontato. La verità è dura, e accettarla fa male, ma una volta accettata è possibile migliorare sé stessi.

È per questo che mi ritrovo nella definizione di “poeta urbano”: racconto la verità alle persone, e lo faccio nel modo più semplice e diretto possibile.

Sarà il tuo accento romano, ma come appeal ci ricordi molto la Dark con sonorità più cantautoriali. Cosa mescoli nella tua musica?

I generi musicali a cui mi ispiro principalmente sono il rock leggero, il rap e il cantautorato italiano. Sono una persona che ascolta a periodi cose diverse, in questo momento ad esempio sto sentendo molti esponenti della scena romana, come Lil Kaneki (Psicologi), Gianni Bismark e la LoveGang, ma anche artisti degli anni passati come Rino Gaetano e i Muse. La mia musica è influenzata da ciò che ascoltavo da bambino, come vi raccontavo prima, cerco di prendere i suoni a me familiari e riprodurli nei beat e nei miei testi.

È evidente il cambiamento che sta vivendo la tua musica, a partire dal tuo brano “Tn” del 2018 al tuo ultimo brano uscito a febbraio. I tuoi suoni sono diventati più crudi, frutto di una consapevolezza di te e di ciò che vuoi ottenere ormai acquisita. Su quali aspetti della tua musica hai dovuto concentrarti in questi anni?

Tn” nasce da un beat inviato da un mio amico di Salerno, sul quale un giorno ho deciso di scriverci e registrarlo, per poi pubblicarlo di getto come singolo su Spotify. Da lì è iniziato il mio percorso che negli anni mi ha portato a cambiare il modo di vedere la musica. Un ruolo fondamentale lo ha svolto il mio amico e collega Valerio Casciani, in arte Fauno, con il quale ho iniziato a collaborare da poco tempo, con il mio primo EP uscito su Soundcloud, “Trappist”, e ora si sta occupando della produzione dei miei prossimi progetti.

Il nostro sound si basa su emozioni che viviamo prima di iniziare a lavorare. Parliamo, ci confidiamo e dai nostri discorsi nasce il testo e il mood della traccia. Il mio percorso artistico è passato da musicalità più crude e underground, come in Tn, per arrivare a melodie più vicine all’indie, come in “Non ci penso più”, il quale presenta un testo che contiene un messaggio diretto, dovuto alla mia maggiore esperienza, sia di vita sia artistica. La mia musica negli anni ha spostato il suo focus sui testi e sul messaggio della canzone.

Quali sono le caratteristiche principali di “Tn” e di “Andale”?

Tn” è una traccia il cui titolo sta a indicare le scarpe che indossavo in quel periodo, le così dette “Squalo”. Il pezzo è uno sfogo e le scarpe ne sono l’emblema, le amiche che sono state con me in quegli anni. “Andale“, prodotta da Ness1, e cantata insieme a Skianto, è invece per me un simbolo di rinascita, ed il titolo è un inno ad andare avanti perché era un periodo molto cupo in cui la collaborazione con Skianto mi ha dato un motivo in più per andare avanti. È stata concepita nel giro di un giorno e registrata a casa con amici e qualche birra.

A differenza dei progetti attuali e in arrivo, questi vecchi lavori sono stati pensati e creati di getto, senza una programmazione, mentre ora il lavoro viene svolto tutto in studio di registrazione e organizzato in maniera più professionale.

“Non ci penso più” è il tuo primo singolo del 2020, con una trama raccontata senza mezzi termini. Come nasce questo brano?

La canzone inizialmente doveva chiamarsi in modo diverso, ma poi la scelta è ricaduta su “Non ci penso più”, per evidenziare il contrasto all’interno della traccia stessa: nel testo mi contraddico rispetto al titolo, è un modo per convincermene. È come se fosse un ultimatum, dopo questa non ci penserò più.

Il singolo è stato prodotto da Fauno, che ha curato mix e master insieme a Dark Svrikatez. La notte è il momento in cui io scrivo i miei pezzi e questa traccia nasce durante un flusso di coscienza notturno che ho salvato sul mio telefono, per poi portarlo a Fauno, il quale ci ha costruito il beat sopra. Era un periodo in cui ascoltavo Lil Peep e la chitarra infatti ricorda i suoi brani.

Il singolo, in realtà, anticipa un EP che sarà presto online. Cosa dobbiamo aspettarci da questo e, più in generale, dal futuro di Glaciio?

Sto lavorando al mio EP, che sarà composto da tracce che prevedono sia feat sia collaborazioni nelle produzioni, le quali per la maggior parte saranno affidate a Fauno.

L’EP sarà caratterizzato da sonorità indie, rock e trap, unite da un’unica chiave di lettura, che capirete prossimamente. Da poco ho iniziato a lavorare con i ragazzi di Upper Records&Management e insieme stiamo organizzando nel migliore dei modi l’uscita dei prossimi singoli. Non vi so dire quanto presto sarà, ma sicuramente all’interno ci sarà tutto me stesso e rispetto ai lavori passati il sound è più curato nei dettagli e i testi racconteranno una nuova parte di me più matura. 

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Questo è solo l’inizio.

Glaciio for Siloud

Credits: Giorgia Groccia

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