InTheMusic: Lorenz Zadro, interview

Lorenz Zadro ha 35 anni e un’inscalfibile passione per la musica in tutte le sue forme. È un musicista, un produttore e direttore artistico, un autore, un divulgatore, un promoter musicale e tanto altro. Il suo nome viene associato principalmente al blues: è consolidata ormai l’idea che lui sia un’autorità di questo genere in Italia. Il blues è proprio il genere di musica che più gli fa battere il cuore perché perfetto per qualsiasi momento della vita. Da poco ha rilasciato un album, “Blues Chameleon”, un riassunto degli ultimi 20 anni della sua vita musicale che comprende registrazioni in collaborazione con artisti del panorama blues e folk italiano ed internazionale. Quasi in contemporanea al rilascio di Blues Chameleon è anche uscito un suo libro: “Blues Pills e altre storie”.

Lorenz Zadro
Foto di Francesca Castiglioni
Nome: Lorenz
Cognome: Zadro
In arte: Lorenz Zadro
Età: 35 anni
Città: Verona
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Liza’s Eyes Blues, The Bridge, Ace of Spades, Anarcos, ecc.
Album pubblicati: Blues Chameleon, Lost in The Blues, TBB & Friends, ecc.
Periodo di attività: dal 2000
Genere musicale: Blues, Rock, Americana
Piattaforme: Amazon Music, YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, ecc.

Chi è Lorenz Zadro?

Ciao Siloud! Ho 35 anni e ho un’inscalfibile passione per la musica in tutte le sue forme.

Vivo a Cerea, un paese a sud della provincia di Verona. Nella vita ascolto musica ‘a morsi’ e ne approfitto per parlarvi di questa mia ‘bulimia musicale’. Mi alzo al mattino e ascolto tantissima musica, se il momento è buono elaboro musica e mi appunto le idee, per lavoro scrivo (anche) di musica e, in un certo senso, divulgarla è ciò che mi viene più spontaneo fare. Alla fine è un po’ come fare formazione umana. Da quando ho cominciato a vivere nell’ambiente musicale ho avuto la fortuna di vivere esperienze importanti, forti e di conoscere tantissime persone.

Sei un musicista, un produttore e direttore artistico, un autore, un divulgatore, un promoter musicale e tanto altro. Insomma, sei un grande appassionato di musica! Come è nata questa passione e come hai fatto a trasformarla in un lavoro?

Tutto è nato quando ero giovanissimo. In casa, grazie ai miei genitori, c’erano sempre vinili sul giradischi e lo stereo sempre acceso. Dalla classica al cantautorato italiano, dalla black music al rock. È stato inevitabile che mi appassionassi nella maniera più sana. Mio padre, dopo avermi insegnato i primi accordi alla chitarra, mi ha iscritto ad una scuola di musica ed è qui che ho iniziato a sviluppare una passione verso lo strumento, trovando poi nel blues la massima espressione musicale.
Sono sempre stato molto curioso e i dischi, in un certo senso, non mi bastavano, volevo saperne di più. Così fin da giovanissimo acquistavo libri, uscite a fascicoli con dischi allegati e riviste specializzate. Al tempo non avevo accesso ad internet e quella era per me l’unica via d’accesso per un certo tipo di informazioni. Così aspettavo sempre con ansia i giorni dei concerti e la stagione dei festival, i più grandi momenti di condivisione.

La relazione con quelli che sono oggi i miei soci in A-Z Blues, è stata graduale. Ci siamo conosciuti durante festival musicali, la conoscenza si è poi trasformata presto in amicizia e, grazie ad una condivisione di valori e di intenti, abbiamo fondato la società, oggi la nostra principale attività.

Il tuo nome viene associato principalmente al blues: è consolidata ormai l’idea che tu sia un’autorità di questo genere in Italia. Perché proprio il blues?

È il genere di musica che più mi fa battere il cuore, è una musica che va bene in qualsiasi momento della vita. Va benissimo nelle giornate di pioggia e nelle giornate di sole, quando sono allegro e anche quando sono triste, per i momenti di riflessione ma anche per i momenti di svago totale. C’è anche quello adatto per il ballo, ma non so ballare.

Il blues contiene in sé un’infinita ricchezza di accenti e sfumature, c’è una differenza abissale tra le sonorità rurali del delta blues del Mississippi e il rock-blues elettrico contemporaneo, un vero arcobaleno di colori.

In un momento storico in cui i gusti musicali dei più si stanno spostando verso le nuove tendenze, è bello sapere che ci sia qualcuno che tenga viva la musica blues, un genere che si potrebbe definire senza ombra di dubbio intramontabile. Hai dei riferimenti musicali, anche non appartenenti esclusivamente al blues?

Il blues è il seme di tutta la musica moderna. Anche se non nella forma pura, con un orecchio attento lo si può trovare davvero quasi dappertutto. Proviamo ad immaginare come sarebbero stati i Rolling Stones, Bob Dylan, Jimi Hendrix, i Led Zeppelin e altri ancora, senza il blues…

Con una storia lunga ben oltre un secolo, il blues ancora oggi sta gridando la sua intramontabilità. Sebbene sia mutato nell’estetica, siano cambiati gli esponenti, siano tecnicamente evoluti gli strumenti musicali e sono persino cambiati i contesti in cui lo si suona, il blues ha mantenuto salda la propria radice e il proprio messaggio. Mi piacciono molto, per esempio i Black Sabbath, una tra le band che ha maggiormente contribuito alla nascita dell’heavy metal; il chitarrista aveva un linguaggio essenziale e derivato dal blues. Tra i cantanti contemporanei seguo Rag’n’Bone Man, una voce dalle forti tinte black.

Il tuo, nella musica, è un lungo percorso fatto anche di molti riconoscimenti: quali sono i principali momenti fino ad oggi?

Dalle varie esperienze in musica sono arrivati diversi riconoscimenti. Tra i principali, nel 2007 mi hanno consegnato il riconoscimento di “Jammer of The Night Award… for class blues licks!” in un noto blues club di Leicester, vicino a Londra.
Nel 2012 al Gran Galà degli Oscar del Blues ho ricevuto la targa di “Blues Made In Italy: Miglior Festival Blues” (in seguito alla terza edizione della Fiera del Blues che organizzo ogni anno a Cerea, il paese in cui vivo, di cui lo scorso anno abbiamo festeggiato il decennale).
Nel 2018 Italian Blues Union mi ha consegnato un riconoscimento “per aver valorizzato il Blues come collante culturale in Italia” e nello stesso anno TerreSonore una targa “per la professionalità, impegno, passione, creatività e divulgazione della musica Blues”.

Sono riconoscimenti e attestati di stima di cui vado molto fiero e che mi hanno spinto a mettermi sempre più in gioco nell’ambiente musicale.

Emerge la tua voglia di voler divulgare qualcosa tramite la musica, come se questa fosse più comunicativa delle parole. Cosa vuoi che gli altri percepiscano attraverso le tue produzioni?

Musicalmente non posso certo definirmi un virtuoso, non mi è mai interessato e, con i dovuti limiti del caso, in alcune circostanze – è proprio vero – la musica arriva dove alle volte non arrivano le parole. La musica mi permette di instaurare dei legami profondi e indelebili con le persone con cui la condivido.

La mia tendenza in musica è quella di mettere il blues di fronte a tutto, anche se talvolta sento la necessità di allargare i confini su strade che attraversano il folk, il rock e il cantautorato, rendendo le intenzioni iniziali più trasversali, ma non per questo meno sentite. Quando sento la necessità di lasciarmi trasportare altrove è il momento in cui sono pronto a ‘sradicare i paletti’. Sento l’esigenza di vivere il blues in una condizione di libertà, non in una gabbia.

Da poco hai rilasciato un album, “Blues Chameleon”, un riassunto degli ultimi 20 anni della tua vita musicale che comprende registrazioni in collaborazione con artisti del panorama blues e folk italiano ed internazionale. Ci parli di questo progetto, dall’artwork all’idea di fondo? 

È un album che riassume vent’anni di collaborazioni in studio e in concerto con diversi artisti. Assieme a Vrec Label, l’etichetta che lo ha prodotto, abbiamo fatto una selezione del materiale a disposizione arrivando al risultato della pubblicazione di “Blues Chameleon“, un disco che sento rappresentarmi per tutti i motivi descritti sopra. Al contrario di quanto solitamente si usa, non lo presenterò dal vivo in concerto. Mi piace immaginarlo come un album di fotografie e di ricordi, mi piacerebbe venisse “sfogliato” da chiunque sarà incuriosito a scoprire le varie sfumature della musica che ho condiviso cuore a cuore in tutti questi anni.

L’artwork, ispirato ad opere picassiane o deperiane, è una creazione originale di Federico Rossini. Sebbene io preferisca solitamente il bianco e nero (vedi mio sito e canale Instagram), qui abbiamo ceduto alla forza del colore. Il “Camaleonte Blues” appoggiandosi sulla musica, ha assorbito tutti questi colori.

Lorenz Zadro, Blues Chameleon

C’è un filo conduttore che lega tutte le produzioni presenti nell’album?

Nel disco sono presenti Eddie Wilson, Leo “Bud” Welch, Sarasota Slim, Rowland Jones, Mora & Bronski, Ciosi, Manuel Tavoni, The True Blues Band e Simone Laurino. Sono prima di tutto amici e già questo è per me un importantissimo filo conduttore. Oltreché ottimi musicisti, sono tutte persone con cui ho condiviso l’urgenza dello scrivere e creare musica originale.

Quasi in contemporanea al rilascio di Blues Chameleon è anche uscito un tuo libro: “Blues Pills e altre storie”. Come nasce questo volume e quali temi vengono trattati? C’è un legame tra il libro e l’album o sono due progetti distinti?

Blues Pills e altre storie“, uscito per la casa editrice Arcana, è la ripubblicazione ampliata di un libro che avevo scritto un paio d’anni prima e che aveva riscosso molto interesse; ora è stato integrato da nuovi contenuti di Antonio Boschi.

Lorenz Zadro e Antonio Boschi, Blues pills e altre storie

Il volume è essenzialmente un’opera didattica pensata per tutti coloro che desiderano conoscere il blues ma non sanno da dove iniziare, è un excursus sintetico e leggero che non rischia di intimorire il lettore a digiuno della materia. Si divide in due parti: la prima dove sono passate in rassegna le origini, gli stili, i musicisti di riferimento e la situazione del blues in Italia; la seconda dove si ripercorrono alcuni aspetti al di fuori della musica ma che con la stessa hanno uno stretto legame. Sono storie e aneddoti raccolti sul campo, frutto di alcuni viaggi che abbiamo fatto nel South Usa, la cosiddetta ‘Terra del Blues’.

Fino ad oggi hai dato il tuo contributo in tantissimi ambiti ed occasioni diverse. Se molti ti vedono un perno fondamentale in ambito blues, significa che la tua presenza è stata ed è fondamentale. Cosa prevedi per il futuro?

Più che fondamentale direi costante e probabilmente la costanza ha avvalorato il ruolo.

In questo periodo, assieme ai miei soci, sto lavorando alle novità di A-Z Blues, in special modo alle prossime uscite discografiche di diversi artisti. Ci saranno proposte molto interessanti, tra episodi elettrici, acustici e anche qualche sorpresa. Anche se oggi la situazione non è ancora chiara e non è stato annunciato quando le attività come la nostra potranno riprendere il normale corso, noi non ci fermiamo. Stiamo studiando progetti alternativi che vadano a coprire l’intero periodo di chiusura dei live e che possano essere nuova attrattiva per il futuro.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Sono sicuro che a questo punto vi venuta voglia di ascoltare un blues! Sappiate che per qualunque sia il vostro stato d’animo attuale, c’è un blues che fa per voi. E, non ho dubbi, vi piacerà! Accettate la sfida?

Lorenz Zadro for Siloud

Sito: www.zadrolorenz.com, www.a-zblues.com, www.a-zpress.com

Facebook: Lorenz Zadro
Instagram: @lorenzzadro
YouTube: Lorenz Zadro

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