InTheMusic: Seck, interview

Seck, nome d’arte per Cristiano Maffa, è un artista di base a Monza. I suoi brani, a metà tra la trap e il pop, sono il suo segno distintivo e l’autotune è il suo tocco stilistico. I brani più recenti di Seck sono nati dalle super vibes che si creavano attorno a un progetto nuovo.

Nome: Cristiano
Cognome: Maffa
In arte: Seck
Età: 25
Città: Monza
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Non cambi mai, Seck's Tape, OKI e DRINK, ecc.
Periodo di attività: dal 2018
Genere musicale: Pop, Trap
Piattaforme: Spotify, YouTube
Seck
Foto di Giordano TKO Mattar

Chi è Seck?

Mi chiamo Cristiano Maffa. Sono nato a Monza ma ho origini siciliane, messinesi per la precisione. Prima studiavo, ora lavoro part-time e faccio musica.

In che modo questo nome d’arte ti rappresenta?

Il nome è un acronimo, ha un significato ben preciso. S-E-C-K, è il nome che io e 4 amici abbiamo dato a un posto mettendoci le nostre iniziali, cosi ho deciso di farne anche il mio nome d’arte.

La tua carriera nel mondo musicale è iniziata qualche anno fa, quando invece ti sei appassionato alla musica?

Quando ero piccolo canticchiavo melodie senza parole senza farci caso. Può essere che non ci sia nessun nesso con questa cosa, però da un po’ le sento collegata a quello che faccio adesso: trovare parole da mettere in musica.

Ho sempre sentito ascoltando la musica come un bisogno di esprimermi nello stesso modo, c’è chi lo sente nella danza, chi nella pittura, io lo sentivo nella musica.

I tuoi brani sono appartengono alla trap: ci sono degli artisti a cui ti ispiri?

I miei brani non li definirei né trap né pop. Forse è proprio l’essere un ibrido tra queste cose che mi piace. Amo Ligabue, Cesare Cremonini, ammiro un sacco Lucio Dalla che sto imparando a conoscere crescendo, Grignani, Venditti e molti altri.

Nei tuoi brani avvertiamo la necessità di voler raccontare qualcosa. Dietro l’autotune c’è un messaggio ben chiaro che vuoi trasmettere: di cosa si tratta?

L’autotune nella mia musica è utilizzato come cifra stilistica. Come dicevo prima, nella mia testa girano un sacco di melodie, le sento come una persona distingue gli odori. L’autotune colora l’idea e la rende insolita. Non uso l’autotune per intonarmi, ma per dare dinamicità al messaggio. Un giorno sentirete il calore della mia voce.

La parte strumentale dei tuoi pezzi non è mai lasciata al caso: le tue parole sono sempre al posto giusto e questo significa che sei riuscito a trovare ciò che ti rappresenta. Come sei riuscito ad identificare il tuo stile?

Mi ha aiutato Frankindeed, che c’è da sempre. In realtà la sto ancora cercando, ci siamo accorti che sono abbastanza versatile sul lato pop e sul lato trap/pop. Quindi avrò la possibilità di mostrarvi qualcosa di più in futuro. In ogni caso tutto quello che ascolto lo assorbo e rilascio sempre poi una lavorazione di ciò che mi arriva da fuori che mi influenza, dalla musica italiana a quella americana.

Hai prodotto molti pezzi fino ad oggi e ognuno ricalca è lo specchio del percorso artistico che, sembra ombra di dubbio, hai sempre avuto più che chiaro. C’è un filo conduttore che collega tutte le tue produzioni?

Le mie prime produzioni nascono da Mindset, poi crescendo ho avuto la possibilità di misurarmi con altri produttori da Frankindeed a Pitto a Frankie G a Riccardo Scirè. Con ogni produttore con cui lavoro ho bisogno di instaurare un rapporto, perché serve a capirsi.

Ogni persona ci lascia qualcosa e noi di conseguenza. Il filo conduttore è la mia vita, ma è molto importante raccontarla a chi produce, di modo che possa cucire sulle mie parole la giusta musica. Quindi direi che ogni mia produzione è frutto del lavoro di comprensione e di fiducia.

Nel 2020 hai pubblicato diversi pezzi. Sembra che tu sia riuscito a smussare gli angoli, le produzioni sono impeccabili. Ci parli di tutto ciò che è uscito quest’anno?

I pezzi sono nati dalle super vibes che si creavano attorno a un progetto nuovo. Siamo riusciti a fare una squadra fortissima e questo ha portato tanta voglia di fare e di dire. Ho fatto coppia con Frankindeed che è diventato direttore artistico musicale del progetto e ci siamo influenzati  a vicenda. A lui è sempre piaciuto il mio modo di scrivere e ha sempre avuto idee affini sull’idea di musica che immaginavo.

Con Riccardo Scirè ho sperimentato un sacco passando da un genere all’altro in pochissimo tempo, ho conosciuto un professionista davvero forte, con lui sono nati due pezzi in un giorno totalmente opposti. I titoli a volte sono mie idee, altre mi aiuta il team, altre volte ancora vengono al produttore. È una cosa bellissima perché dimostra quanto tutti siano dentro al progetto e non lascino nulla al caso. Non si cerca mai di comunicare la stessa cosa, magari a volte ci si ritorna su un concetto o lo si menziona, ma ogni pezzo racconta una mia storia.

Quali progetti hai per il futuro?

Ho grandi progetti, siamo su una ruota e aspettiamo che gira, casomai la spingiamo.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Che non sanno quante persone mi hanno detto no senza manco avermi ascoltato, che devi sbatterci la testa nella vita, che domani non sappiamo cosa succederà, che non andremo bene a tutti e deve importarci di andare bene a noi stessi, che è più bello convincere che vincere senza difficolta.

Voglio anche dirgli che un giorno sentiranno gridare il mio nome e che io non mi sono mai fermato un attimo per diventare ciò che voglio.

Seck for Siloud

Credits: RC Waves

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