InTheArt: Stefano Casati, interview

Stefano Casati è un restauratore di affreschi e decorazioni e da tre anni anche un pittore di quadri astratti. Ufficialmente il suo percorso nel mondo artistico comincia un po’ di tempo fa con il diploma presso una scuola d’arte; dopo questo, ha continuato a lavorare nel settore come apprendista, per poi intraprendere una carriera da libero professionista. Nel 2017 si è appassionato all’arte astratta, cosa che poi ti ha portato ad iniziare una tua personale produzione pittorica e alla visione artistica che oggi lo caratterizza maggiormente.

Nome: Stefano
Cognome: Casati
Anni: 42
Città: Bergamo
Nazionalità: Italiana
Professione: Restauratore
Sito web: www.stefanocasatistudio.com

Ciao Stefano, parlaci di te!

Mi chiamo Stefano Casati, vengo da un paesino sul fiume in provincia di Bergamo. Sono un restauratore di affreschi e decorazioni e da tre anni anche un pittore di quadri astratti.

Il tuo percorso nel mondo artistico comincia un po’ di tempo fa, non a caso ti sei diplomato presso una scuola d’arte. Prima di questo, però, cosa ti ha fatto avvicinare (e quindi appassionare) all’arte?

Non c’è un episodio in particolare, ho sempre amato disegnare, mi piaceva riprodurre a modo mio quello che vedevo. Alle scuole medie ho capito che mi divertiva davvero creare cose che prima non esistevano e con il consiglio del mio professore e maestro Giovanni Galli ho deciso di frequentare la scuola d’arte.

Dopo il diploma, hai continuato a lavorare nel settore come apprendista, per poi intraprendere una carriera da libero professionista. Su cosa ti sei concentrato in quegli anni e cosa ti ha spinto a metterti in proprio?

Dopo sette anni di lavoro da dipendente in una ditta di restauro ho deciso di mettermi in proprio, con tutti i rischi del caso, motivato dalla voglia di costruire qualcosa di mio. In quegli anni ero molto giovane, ovviamente il lavoro si prendeva buona parte del mio tempo, ma ne dedicavo comunque molto ai vari interessi che coltivavo, come la musica, passione che ha sicuramente influenzato tutta la mia vita.

Nel 2017 ti sei appassionato all’arte astratta, cosa che poi ti ha portato ad iniziare una tua personale produzione pittorica. Come hai scoperto questa tua passione e perché la scelta di diventarne parte attiva?

Il restauro è un lavoro molto tecnico, è affascinante, ma non prevede molta creatività; dopo tanti anni, ho sentito l’esigenza di colmare questa lacuna iniziando a dipingere quadri astratti. La passione crescente e i risultati ottenuti in questi tre anni mi invitano a dedicare sempre più tempo a questa attività.

Da solo, l’aggettivo “astratto” è troppo poco esaustivo per ciò che fai; abbiamo colto un forte carico emotivo nelle tue opere, c’è tanta comunicazione e sentimentalismo. Come descriveresti il tuo modo di fare arte?

In sintesi, io riempio uno spazio con forme e colori che rispecchino, o forse rappresentino, le emozioni e le sensazioni del momento. Credo che questa essenzialità priva di forme o di soggetti definiti mi permetta di arrivare – diciamo così – più in fondo. Posso dire che l’arte astratta sia la strada più breve per rendere visibili miei pensieri.

Come nasce una tua opera, in che modo scegli i temi da rappresentare e come le associ un titolo?

Mi metto davanti alla tela e mi lascio ispirare dai colori che ho in studio, dai pennelli o, qualche volta, dalla musica che sto ascoltando, ma questo capita raramente. Poi comincio a dipingere senza un’idea chiara, non so mai cosa verrà fuori, mi lascio trascinare dagli eventi, da quello che appare sulla tela, fino a quando sono soddisfatto di quello che vedo. Non metto quasi mai i titoli alle mie opere, fatico a trovare una parola o una frase che descriva il quadro, mi sembra sempre parziale, preferisco lasciare i miei lavori liberi da una descrizione e l’osservatore il più libero possibile da suggerimenti interpretativi.

Nelle tue produzioni si fondono una formazione classica e delle visioni più contemporanee: in che modo ciò accade?

Penso che sia impossibile per me liberarmi dalla formazione classica dovuta al mio lavoro. Quando dipingo non ci penso assolutamente, la mia visione è evidentemente contemporanea, ma a quanto pare, gli anni ad avere a che fare coi vecchi maestri per così tanto tempo incidono sui miei quadri.

C’è un’opera a cui tieni particolarmente?

Non mi affeziono mai ad un’opera, alcune le ritengo più valide di altre, ma non ne sono mai geloso. C’è un’opera però ha un significato particolare, si intitola “Mostri” ed è stata la prima intuizione vicina all’idea di estetica che volevo per i miei lavori.

Cosa significa ad oggi essere artisti e come vedi il mondo dell’arte nei prossimi anni?

Francamente non lo so, io sono un pittore. La parola artista mi ha sempre fatto un po’ strano, soprattutto al giorno d’oggi, quando ce lo diciamo da soli nelle descrizioni dei profili Instagram. Il mondo dell’arte lo vedo oggi e lo trovo affollato, digitale e super globale, lo specchio esatto della nostra società.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro e quali, invece, i tuoi sogni?

Prima di tutto di crescere come pittore, ho ancora molto da imparare e da dire. Concretamente ho qualche mostra e una fiera che purtroppo adesso sono rimandate a chissà quando, data la situazione. Il mio sogno è quello di non stancarmi mai di dipingere, è un privilegio che rende la mia vita migliore.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Grazie per il tempo speso a leggere la mia intervista, spero che possiate apprezzare il mio lavoro!

Stefano Casati for Siloud

Sito web: www.stefanocasatistudio.com
Instagram: @stefano_rookie

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