InTheMusic: Nùma, interview

All’anagrafe Lorenzo Pompili, Nùma nasce a Roma il 21 Aprile 1996. Intraprende sin da piccolo il suo percorso artistico scrivendo poesie in forma dialettale, attività alla quale unisce l’ascolto dei grandi cantautori italiani. Inizia quindi lo studio della chitarra, per soddisfare il bisogno di musicare le parole che scrive. A quelle di chitarra aggiunge le lezioni di canto e tastiera, sviluppando col tempo sonorità che si muovono tra il Rock e il Folk.All’anagrafe Lorenzo Pompili, Nùma nasce a Roma il 21 Aprile 1996. Intraprende sin da piccolo il suo percorso artistico scrivendo poesie in forma dialettale, attività alla quale unisce l’ascolto dei grandi cantautori italiani. Inizia quindi lo studio della chitarra, per <<soddisfare – spiega – il bisogno di musicare le parole>> che scrive. A quelle di chitarra aggiunge le lezioni di canto e tastiera, sviluppando col tempo sonorità che si muovono tra il Rock e il Folk. Il suo progetto da solista punta a ritmi allegri, etnici, ipnotici e con temi adatti ad ogni età.

Nome: Lorenzo 
Cognome: Pompili
In arte: Nùma
Età: 24
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Narghilè & Babà, Cocci di Roma, Radio Nùma, Quando saremo stanchi
Periodo di attività: dal 2018
Piattaforme: Youtube, Spotify

Chi c’è dietro Nùma?

“Dietro” è un concetto di profondità. Effettivamente dietro la maschera o “sotto gli occhiali” c’è l’uomo che vive, prova emozioni e le appunta, ma l’uomo di per sé non è interessante. 

A nessuno sarebbe importato se Don Diego De La Vega soffriva per amore, o si sentiva escluso. Tutti volevano Zorro. Ed io a questa domanda non posso rispondere, perché nessun eroe svelerebbe mai la sua vera identità, dal momento che ogni eroe ha la sua “eroina” o kryptonite. Però posso dire che a volte vorrei essere l’uomo che l’artista non mi permette di essere.

Cosa significa il tuo nome d’arte?

Sinceramente non sono bravo in queste cose. Come nelle canzoni, la cosa che mi rimane più difficile è mettere il titolo. Però nel caso del nome, Nùma , è venuto dalle affinità con il secondo Re di Roma: stesso cognome, luogo e data di nascita. 

Poi è molto sbrigativo da scrivere sui borderò. 

Hai cominciato da piccolo scrivendo poesie in forma dialettale per poi essere arrivato alla musica vera e propria. Qual è stato il tuo percorso fino ad oggi? 

Più che percorso credo sia stata un’evoluzione, un allargamento di vedute. 

È un po’ come quando su Google Maps fai lo zoom su una casa e poi torni indietro fino all’emisfero, solo che io l’ho fatto al contrario. Cioè partendo dal bar del mio paese, che era a tutti gli effetti un microcosmo, ho iniziato ad allargare le visioni e rapportare questo linguaggio anche fuori, cambiando i soggetti, per renderlo accessibile a tutti ma non i concetti. 

“Nei confini vedo orizzonti” e credo sia vero che tutto il mondo è paese, perché i piccoli problemi di un bar di provincia sono i grandi problemi del mondo. 

Quali sono i tuoi riferimenti artistici?

Per scrivere la storia bisogna aver studiato chi l’ha fatta prima, poi ci metti del tuo. Per questo a livello cantautorale italiano credo di avere più di un’influenza. Anzi credo di essere del tutto contaminato, da buona spugna cerco di assorbire tutto ciò che ascolto.   

Percepiamo il tuo come uno stile che vuole trasmettere felicità, serenità e compagnia. Dal lato tuo, qual è l’obiettivo che ti sei preposto di raggiungere con il progetto Nùma e cosa cerchi di comunicare con la tua musica?

Io mi limito a dare un input, creare un canale tra me e chi riceve. Il messaggio non conta, varia da individuo a individuo. L’ arte è l’emozione scaturita nel mezzo da questo scambio di visioni e spiegarla la renderebbe banale. Non è altro che la traduzione poetica della realtà. 

Riusciresti a riassumere ciò che fai in tre aggettivi?

Un’ironica e sottile profondità.

Sei da poco uscito con un doppio singolo: ce ne parli? 

Volevamo un po’, con la mia produzione (MZK Lab) riprodurre quello che era il 45 giri, a doppia traccia, nel mio caso doppia faccia, perché rappresenta le mie varie sfumature. Cocci di Roma più scanzonata, è finita l’estate più pungente. Entrambe però unite da un’urbanità al neon tipica di chi non dorme la notte. 

In che modo questo progetto si relazionano con le tue produzioni passate? 

In realtà mi sento maturato come persona e come gestione delle situazioni, però anche nelle produzioni precedenti dedicavo già molto tempo alla ricerca dei concetti da esprimere. Credo che la mia crescita umana vada di pari passo con quello che scrivo e questo mi rende soddisfatto perché vuol dire che mantengo sempre una certa sincerità.

Quali progetti hai per il futuro? 

I progetti li lascerei a chi ha studiato geometra. L’arte è fatta d’imprevisti non di programmi. Io credo che un artista non cerchi la felicità perché anch’essa è monotonia, noiosa a lungo andare. Sguazza invece in situazioni di disordine alla ricerca di piccoli abbagli nel buio che lo facciano sentire costantemente vivo. 

Però a dirla tutta un progetto ce l’ho, un triplo singolo.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Certo.  “DIMMI QUANTO LEGGI E TI DIRO’ CHI SEI”, e sempre fra le righe.

Nùma for Siloud

Instagram@numa_numeriacaso

Credits: Riccardo Zianna, Giorgia Groccia, MZK Lab

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