InTheMusic: Lemuri il Visionario, interview

Dietro Lemuri il Visionario c’è Vittorio Centrone, il suo creatore. Oggi diviso tra musica e arte, nel passato Vittorio ha fatto parte di un gruppo rock, si è poi dedicato al suo progetto da solista e parallelamente si è mosso anche come autore. Ha sempre pensato alle sue produzioni come opere multimediali. Infatti, quando finisce di scrivere una nuova canzone non riesce a fare a meno di pensare alla sua messa in scena. Il suo ultimo album si intola “Viaggio al centro di un cuore blu”.

Nome: Vittorio
Cognome: Centrone
In arte: Lemuri il Visionario
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Niente da dire, Cose inutili, Don Chisciotte, Dolci promesse, Mentre piove
Album pubblicati: Il porto dei santi, Viaggio al centro di un cuore blu
Genere musicale: Cantautorato, Pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi c’è dietro il progetto Lemuri Il Visionario?

Ci sono io, Vittorio Centrone, il suo creatore. Sono pugliese, nato a Molfetta e da sei anni trapiantato a Pordenone in Friuli. Attualmente vivo tra Roma e Budapest, sono un cantautore visionario e vivo di musica da molti anni.

C’è un significato specifico dietro il tuo nome d’arte?

Lemuri è un soprannome che mi porto addosso fin dall’adolescenza. Deriva da una specie di proscimmie che vivono esclusivamente in Madagascar. Un mio amico vide un documentario e trovò una somiglianza. Così quel nome diventò il mio nome di battaglia. Soltanto successivamente venni a scoprire che per gli antichi romani i Lemuri erano gli spiriti dei defunti e secondo un’antica leggenda, Atlantide in origine si chiamava continente MU o Lemuria ed i primi abitanti della terra sotto forma di spirito erano i Lemuri. Quindi quando arrivò il momento di dare un nome al mio alter ego artistico pensai che non ci fosse niente di meglio di quello che il destino mi aveva già regalato.

Come ti sei appassionato alla musica e cosa significa, oggi, nella tua vita?

Da adolescente scoprii la magia della musica grazie ad un movimento di gruppi di Pordenone che si chiamava The Great Complotto. Durante quel periodo entrai a far parte dei Futuritmi di cui facevano parte anche Davide Toffolo (attuale cantante, chitarrista e fondatore dei Tre Allegri Ragazzi Morti) e Gianmaria Accusani (attualmente leader dei Sick Tamburo e fondatore dei Prozac +). Direi che quel periodo è stato determinante per farmi comprendere che ‘da grande’ avrei fatto il musicista.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali?

I miei due più grandi ispiratori sono stati Peter Gabriel e David Bowie. Il primo ha praticamente inventato il teatro rock negli anni ‘70 con i Genesis ed il secondo è forse stato il primo a crearsi un alter ego (Ziggy Stardust) per raccontare una storia attraverso le canzoni. Da ragazzo ascoltavo pochissima musica italiana e sono stato assolutamente influenzato dal rock, soprattutto quello proveniente dall’Inghilterra. Successivamente ho scoperto la musica d’autore italiana e devo dire che vi ho trovato molta ispirazione soprattutto per quanto riguarda la poetica. Il più grande di tutti secondo il mio parere è Ivano Fossati.

Hai fatto parte di un gruppo rock, ti sei poi dedicato al tuo progetto da solista e parallelamente ti sei mosso anche come autore. Insomma, hai avuto modo negli anni di vedere la musica a tutto tondo. Quali sono stati i momenti più importanti del tuo percorso artistico fino ad oggi?

Dopo il periodo pordenonese, mi sono trasferito a Milano, grazie ad un concorso indetto da tre case discografiche per autori e compositori. Lì è iniziata di fatto la mia carriera solista come cantautore. Ho inciso un disco prodotto da Leziero Rescigno (La Crus) e collaborato con tantissimi cantanti come autore e musicista. Direi che le cose più visibili sono una partecipazione a Sanremo come autore di “Chi sei non lo so” cantata da Verdiana, l’aver cantato il successo dance internazionale “Dragostea Din Tei” con il progetto Haiducii. Da quando vivo a Roma invece mi sono dedicato molto all’aspetto teatrale. Tutto questo è confluito nella multimedialità del progetto “Lemuri il Visionario” al quale dedico gran parte del mio tempo da circa 10 anni.

Lemuri, l’alter ego di Vittorio Centrone, è un cantautore visionario e un artista che divide la sua vita tra la musica e l’arte. Quali sono i caratteri principali delle tue produzioni e in che modo vengono influenzate dal mondo che ti circonda?

Ho sempre pensato alle mie produzioni come opere multimediali. Infatti, quando finisco di scrivere una nuova canzone non posso fare a meno di pensare alla sua messa in scena. Direi che il media fumetto ha sempre influenzato questo mio modo di vedere le canzoni e quindi quando Giulio De Vita ha deciso di trasformarle in tavole disegnate è stata per me la realizzazione di un sogno. Per quando riguarda il mondo che mi circonda posso dire che tutto nasce dall’osservazione. Non si può scrivere senza fare un viaggio. E nel caso dell’arte non è strettamente necessario farlo fisicamente. Leopardi diceva che da una piccola finestra è possibile vedere il mondo intero.

Quali sono i progetti più recenti che hai rilasciato online e come sono stati prodotti?

Avendo lavorato molto con il teatro ed avendo pubblicato soltanto un disco libro negli ultimi anni devo dire che la mia presenza a livello di prodotti on line è stata piuttosto limitata. Diciamo che avevo puntato molto di più sugli eventi dal vivo. Ora invece, anche considerando la situazione che stiamo vivendo, la strategia è cambiata. Questo disco prodotto con l’etichetta VREC sarà promosso e distribuito soprattutto on line. Il singolo è già su tutti i più importanti portali digitali e si chiama “Niente da dire”. L’album, la cui uscita è stata il 23 di aprile, si chiama “Viaggio al centro di un cuore blu” e seguirà lo stesso iter. Se avete voglia di viaggiare con me e Lemuri andateli a cercare.

Quali sono, invece, le tue produzioni passate e in che modo mostrano l’evoluzione che hai avuto negli anni?

Come ho già accennato in precedenza, ho lavorato molto sulla costruzione dello spettacolo dal vivo. Lemuri il Visionario in questi ultimi anni prima del Covid è stato un’opera rock composta da canzoni, da monologhi recitati, da coreografie e proiezioni di disegni creati ad hoc da Giulio De Vita. Lo spettacolo ha girato molti teatri in Italia, Francia, Stati Uniti e Canada regalandoci moltissime soddisfazioni. La considero un’evoluzione non da poco.

Quali progetti hai per il futuro?

Attualmente insieme alla VREC, al mio produttore Roberto Manfredi e all’ufficio stampa safe&SOUND siamo molto impegnati a promuovere questo disco in prossima uscita. Crediamo tutti molto in queste canzoni e speriamo di poterle al più presto presentare anche dal vivo. Al momento io sto lavorando su due videoclip e su un concerto live in streaming che sarà trasmesso in concomitanza con l’uscita del disco.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Vorrei intanto ringraziare dal profondo del mio cuore blu tutti coloro che sono riusciti a leggere questa bella intervista fino a questo punto e, se sono riuscito ad incuriosirli, invitarli a cercare i video e le canzoni di Lemuri il Visionario sul sito internet www.lemurivisionario.com, su tutti i social e sul canale ufficiale YouTube.

Lemuri for Siloud

Sito web: www.lemurivisionario.com 
Instagram: @lemuri
Facebook: @LemuriVisionario
YouTube: Lemuri Il Visionario

Credits: Sara Salaorni, safe&SOUND

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