InTheMusic: Svegliaginevra, interview

Svegliaginevra si è appassionata al mondo della musica all’età di dieci anni, quando suo padre si presentò a casa con una chitarra elettrica, e solo anni e anni dopo ha capito che quello è stato tra i regali più belli che potesse ricevere nella vita. Il suo nome d’arte ha molteplici significati, tra cui il suo “grido” motivazionale, essendo una persona che vive costantemente in un altro mondo. “Due”  è figlio di un disco d’esordio che uscirà il 21 maggio, dal titolo “Le tasche bucate di felicità’’.

Nome: Ginevra
Cognome: Scognamiglio
In arte: Svegliaginevra
Età: 28
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Due, Come fanno le onde, Punto, Simone, Senza di me
Periodo di attività: dal 2020
Genere musicale: Cantautorato, Pop 
Piattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music, Tim Music, Tidal

Chi è Svegliaginevra nella vita di tutti i giorni?

Ho origini campane ma subito dopo il liceo mi sono trasferita a Roma per studiare musica. Poi, ho fatto la pazzia di andare a vivere a Melbourne, in Australia e adesso vivo a Milano. Credo, in maniera stabile, per ora. Sì, mi piace viaggiare. Mi piace anche dipingere, leggere poesie e scrivere canzoni. La verità è che ne ho proprio bisogno. Alla fine, sono solo diverse modalità che scelgo per conoscere, capire e scoprire parti di me.

Perché questo nome d’arte?

Per diversi motivi. Il primo, quello più pop, si riferisce a “sveglia!” come monito, per ricordarmi che, nonostante tutto, la musica mi ha svegliato e salvato dai momenti brutti o difficili da gestire e sempre lo farà. Il secondo motivo, molto più divertente, si riferisce al mio vivere costantemente in un altro mondo. Mi distraggo facilmente, penso a mille cose al secondo, organizzo pensieri, parole, sentimenti nella mia testa così, all’improvviso. Poi, mi capita di dimenticare cose e date perché non presto attenzione nel momento in cui mi si vengono dette. I miei amici, per esempio, sanno che possono raccontarmi i loro segreti e che non li racconterei a nessun altro, soprattutto perché non li ricorderei. Scherzo, però sì, a volte “metaforicamente’’ dormo e tocca svegliarmi.

Quando ti sei appassionata alla musica e quando questa si è trasformata in una carriera artistica? 

Ho cominciato a suonare all’età di dieci anni. Mio padre, un giorno, si presentò a casa con una chitarra elettrica (l’aveva comprata quando aveva 16 anni quando voleva diventare una rockstar) e io solo anni e anni dopo, ho capito che quello è stato tra i regali più belli che potessi ricevere nella vita. A casa ho sempre avuto modo di ascoltare tanta musica. Sono cresciuta con un vastissimo repertorio italiano che spaziava dal cantautorato italiano tra cui Battisti, Dalla, De Gregori e il pop anni 80 tipo Duran Duran,e Spandau Ballet. I miei genitori e miei zii mi hanno trasmesso gran parte della mia cultura musicale, a cui si aggiungevano le varie edizioni del Festivalbar e i video su MTV. Poi, crescendo ho levigato i miei gusti, studiando e ascoltando tantissimi artisti diversi per genere, stile e modo di comunicare. Fare questo, mi aiuta a capire la direzione musicale che voglio prendere con ogni canzone. Ho imparato a suonare per poter scrivere canzoni e più tardi ho cercato in tutti i modi di trasformarlo in lavoro, perché più scrivevo e più mi rendevo conto che mi aiutava a superare tutto e che non c’era nient’altro a cui volevo dedicare la mia vita. Il momento in cui ho capito di voler fare questo è arrivato quando ho visto un live di Jeff Buckley in cui cantava Grace. Lì, ho capito il senso che volevo dare al mio futuro e quello che avevo bisogno di fare. 

Il tuo genere è l’indie, ma siamo sicuri che i tuoi ascolti vanno molto oltre. Da dove provengono le tue maggiori influenze?

Degli artisti italiani che ho amato di più ci sono Samuele Bersani, Daniele Silvestri e Tiromancino mentre tra gli stranieri penso a Jeff Buckley, Ryan Adams, Sufjan Stevens e Justin Vernon dei Bon Iver. Avrei una lista infinita ma per scriverli tutti e motivare la scelta mi ci vorrebbe almeno un giorno e mezzo. Le mie maggiori influenze provengono dallo studio di tante band e artisti che hanno fatto la storia della musica, ci sono generi che preferisco ad altri ma in generale mi lascio affascinare dalle canzoni belle, dagli artisti che hanno qualcosa da dire, che hanno bisogno di esprimere i loro sentimenti e di condividerli. Aver studiato e ascoltato più musica internazionale che italiana ha sicuramente influito sul mio modo di percepire il suono delle parole e le parole stesse in maniera diversa. In egual modo, lavoro sulle melodie e sulle strutture delle canzoni.

Sei la nuova scommessa femminile di La Clinica Dischi e siamo certi che il futuro ti darà molte soddisfazioni. Facendo però un passo indietro, quali sono stati i momenti più importanti del tuo percorso nella musica fino ad oggi?

Vedo quanto lavorano ogni giorno Milo Manera e Leonardo Lombardi per costruire una realtà solida come quella che oggi è La Clinica Dischi. Essere una scommessa per loro, avere un progetto in cui credono tanto e da sempre, per me, è un grande onore. I momenti più importanti fino ad oggi sono stati tanti quindi li divido per macro-genere in cinque momenti soltanto; quando a 18 anni ho trovato il coraggio e mi sono trasferita a Roma per studiare musica, quando ho fondato la mia prima band, quando ho suonato la prima volta su un palco e quando sono tornata dall’Australia perché mi mancava l’Italia e ho cominciato a scrivere in italiano, quando è nato il progetto svegliaginevra.

Se dovessimo descrivere la tua musica con due aggettivi, questi probabilmente sarebbero: coinvolgente e calda. Sei la rivoluzione dell’indie: hai dato a questo genere una direzione tutta nuova. Quali pensi siano le principali caratteristiche della tua musica?

Mi piace pensare che ognuno senta la mia musica in modo diverso. Non so ancora in quale genere catalogarmi e forse non mi piace neanche l’idea di appartenere ad uno soltanto. Mi affascinano tanti stili, molto lontani tra loro (sia per contesto storico che per caratteristiche strumentali) e, probabilmente, le mie canzoni nascono nella mia testa dal mescolarsi di tutto quello che mi piace e che ascolto

“Due” è il titolo del tuo ultimo singolo. Come è nato e come è stato prodotto? 

Nato così, all’improvviso, come tutte le canzoni. L’ho scritto per una storia, per una serie di piccole dinamiche che a volte ci fanno dimenticare la cosa più importante che dovrebbe essere l’amore, in teoria. DUE è figlio di un disco d’esordio che uscirà il 21 maggio, dal titolo “Le tasche bucate di felicità’’. L’arrangiamento è un dichiarato omaggio agli anni sessanta e Leonardo, il produttore del brano, ha subito trovato la chiave di lettura, come da sempre, come dal mio primo singolo che si chiama “senza di me.’’ La maggior parte delle canzoni degli anni 60 mi mettono di buon umore, mi ricordano mia nonna che me le cantava sempre. Penso a Tintarella di Luna, Abbronzatissima, Saint Tropez Twist, Stasera mi butto ed è subito estate e voglia di ballare e non pensare a niente.

In che modo questo brano si relaziona con le tue produzioni passate e in che modo pensi che anticipa quello che sarà del progetto Svegliaginevra? 

Le tracce del disco sono tutte collegate in modo a volte palese, altre meno. Tutti i singoli usciti finora anticipano per metà i brani non ancora pubblicati. Ho dato tutto quello che potevo e che non sapevo di poter dare. Ci sono parti di me più nascoste, più intime. Ho scavato tanto nei miei sentimenti per arrivare ad un disco d’esordio molto sincero, che mi piace tanto. Leo ha fatto un lavoro bellissimo, ha vestito le canzoni come fossero le sue. Ha letto tra le righe quello che volevo dire e ha capito come volevo dirlo. Siamo tutti fieri e non vediamo l’ora di farvelo ascoltare. 

Quali progetti hai per il futuro? 

Aspettare il mio primo disco e suonare live il più possibile, appena si potrà.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ascoltate tanta musica, comprate i dischi, sostenete gli artisti in questo momento molto difficile per l’intero settore e quando sarà possibile, spero prima del previsto, andate a tutti i concerti. Grazie per aver letto questa intervista, a presto!

Svegliaginevra for Siloud

Instagram: @svegliaginevra

Credits: Nina Selvini, Astarte Agency

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