InTheMusic: Jurijgami, interview

Jurijgami è un cantautore e chitarrista comasco. Figlio di musicisti, cresce nella periferia lariana suonando con vari gruppi della zona e seguendo il padre tra palchi e backstage. A 19 anni inizia l’avventura da solista usando lo pseudonimo “Jurijgami” nato da un gioco di parole tra il suo vero nome “Jurij” e “gami”, che per assonanza si avvicina ad origami. Oggi ci presente “Anatidaephobi”, brano che esce dopo un anno esatto dalla pubblicazione di “Stati Uniti Mai”, un singolo scritto a quattro mani con Andrea Bonomo e proposto nei tuor di Calcutta, Leo Gassman e Dente.

Nome: Jurij
Cognome: Cirone
In arte: Jurijgami
Età: 24
Città: Como
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Anatidaephobia, Stati Uniti Mai, Frangia, Pezzo di carta ecc.
Album pubblicati: Breve ma incenso
Periodo di attività: dal 2018
Genere musicale: Indie, Rock
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Chi c’è dietro Jurijgami?

Dietro Jurijgami ci sono io, Jurij Cirone, vengo da Como, ho ventiquattro anni e nella vita faccio l’artista e il produttore. Il mio rapporto con la musica è sempre stato genuino, ho iniziato a tredici anni con la chitarra elettrica e da lì in poi ne è nato un amore smisurato che mi ha portato a distanza di qualche anno a far si che tutto questo diventasse la mia vita e il mio lavoro. L’esperienza che porta più nel cuore è sicuramente l’apertura di Calcutta alla Madeleine di Bruxelles.

Figlio di musicisti, cresci nella periferia lariana suonando con vari gruppi della zona e seguendo tuo padre tra palchi e backstage. C’è un momento particolare che ricordi come il tuo primo approccio a questo mondo?

Un vero e proprio momento non penso ci sia, è stato un processo molto graduale partito sicuramente da mio padre, anche lui musicista, che fin da quando ero piccolo mi ha trasmesso tutta la sua passione; da un certo punto di vista posso dire che mi ha passato il testimone.

Un nome d’arte davvero particolare: com’è nato Jurijgami?

Jurijgami è nato da un gioco di parole: siccome mi piace e soprattutto mi diverte giocare con le parole e con i loro suoni, volevo che il mio nome d’arte fosse anch’esso un gioco di parole. L’assonanza con l’origami giapponese, tra tutte le diverse alternative, era quella che più mi incuriosiva, anche per l’idea che da un semplicissimo pezzo di carta si possano ricreare forme incredibili.

Il tuo percorso da solista comincia a 19 anni e subito ti confronti con palchi importanti: quali esperienze live ricordi con più piacere?

L’esperienza che porto più nel cuore è sicuramente l’apertura di Calcutta alla Madeleine di Bruxelles. Oltre ad ammirare la sua capacità di scrittura e soprattutto la sua originalità, per me è stato un punto di riferimento importante quando ho deciso di iniziare a scrivere le prime canzoni: mi ricordo ancora tutte le sensazioni prima di salire sul palco: mi tremavano le gambe, ero quasi incredulo, però poi una volta salito è stato pazzesco.

Dal 2 luglio sei in tutti i digital store con “Anatidaephobia”. Cosa vuol dire il titolo di questo brano?

Il titolo di questo brano fa riferimento ad un fobia molto particolare. Anatidaephobia, infatti, è la “fobia delle oche”, ovvero la paura che in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, mentre sei al parco o sul divano, ci sia un’oca o un’anatra intenta nell’osservarti. Per fortuna non soffro di questa patologia e la scienza non ne ha ancora confermato l’esistenza, fatto sta che l’intento era quello di raccontare la mia ipocondria parlando di tutte quelle paure irrazionali che ognuno di noi ha dentro di sé: la paura delle oche l’ho ritenuta la metafora perfetta.

E qual è il messaggio del singolo?

Il messaggio del brano è quello di cercare di non prendersi troppo sul serio, soprattutto in relazione alle proprio fisse o fobie che molto spesso non hanno alcun senso di esistere. Ingigantire le situazioni è un problema che abbiamo tutti e ci sono casi particolari che fatichiamo a gestire emotivamente; se esistesse un modo per guardarsi in terza persona e in modo più oggettivo forse ci renderemmo conto che il più delle volte i problemi che pensiamo di avere sono pura finzione.

Il brano esce dopo un anno esatto dalla pubblicazione di “Stati Uniti Mai”, un singolo scritto a quattro mani con Andrea Bonomo e proposto nei tuor di Calcutta, Leo Gassman e Dente. Come l’ultimo brano si ricollega alle tue precedenti uscite?

Il salto tra Stati Uniti Mai e Anatidaephobia è notevole, da una ballata pop a un brano indie rock, a tratti anche prog; in generale mi piace svariare, trovare temi anche molto diversi tra loro e sperimentare suoni e scelte di arrangiamento il più originali possibile: ci sono però due elementi che legano tutto il mio percorso fino ad oggi e sono le sicuramente le chitarre e il taglio ironico dei testi, caratteristica alla quale non posso rinunciare.

Possiamo aspettarci di vederti live prossimamente?

Sicuramente! Questi mesi sono stati molto importanti per ricapitolare le idee e per studiare la situazione live migliore. Questo inverno ripartirò e non vedo l’ora.

Quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Nei prossimi mesi usciranno un po’ di brani, alcuni che ho tenuto nel cassetto e altri appena prodotti. Parallelamente ho in cantiere anche molti progetti come produttore e ci sarà moltissima carne al fuoco.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ai lettori mando un grandissimo saluto, sperando di rivedersi presto live, e l’invito, se non lo avete ancora fatto, a fare un salto su Spotify ad ascoltarmi!

Jurijgami for Siloud

Instagram: @jurijgami
Facebook: @jurijgami
YouTube: Jurijgami

Credits: PressaCom

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