InTheMusic: Poker, Peter White

[Pop, 2020]

Peter White è un artista che ci incuriosisce da sempre. Dai suoi inizi ad oggi, abbiamo avuto modo di vedere ed ascoltare tutti i suoi progressi.
Nell’intervista, che gli dedicammo, ci raccontò molto della sua vita personale e anche del suo approccio alla musica. Lo seguiamo, lo ascoltiamo, e ogni volta avvertiamo sempre tanti elementi di novità, pur mantenendo intatto il suo stile. La sua musica è capace di farci immedesimare nei suoi brani, di sentirli propri e personali: sarà frutto del suo “sentimentalismo“?!

Il suo nuovo brano, intitolato “Poker“, conferma il suo approccio alla musica; lo stesso rappresenta un momento molto importante per la carriera musicale di Peter, essendo il primo brano online dopo la firma con Sony Music Italy.

Ciò che ci ha incuriositi sin da subito è il titolo, che l’artista ci ha rivelato essere il frutto di una lunga riflessione; non a caso, abbiamo voluto sapere il perché lo avesse scelto. Il brano, che racconta esperienze e sensazioni quotidiane, vede la collaborazione con Peter dei suoi amici e produttori Polare e Niagara.

Peter White

Eccoti ritornato, dopo un periodo di tante novità, con un nuovo brano intitolato “Poker”: come nasce?

Un giro spensierato di accordi e un testo riflessivo che si maschera con un bluff, così nasce Poker.

È la fine di giugno e a Roma inizia il caldo, Olli (la mia ragazza) mi regala con grande sorpresa un ukulele. Il giorno dopo Paolo Mari (Polare), mi viene a trovare a casa e non può fare a meno di notarlo: lo accorda e strimpella un giro di accordi. Dopo circa un minuto il suo motivetto di ukulele incontra le idee che avevo per aria e avviene così, quasi per caso, la nascita di Poker.

Il genere potrebbe chiamarsi “pop sentimentale”, quello stesso che racconta tanto e nel quale ognuno di noi può immedesimarsi. Come definiresti lo stile di Poker?

In linea di massima non amo “categorizzare” le canzoni, ritengo che sia più indicato parlare di influenze musicali e stilistiche, anche perché il concetto di genere sfuma da persona a persona. Nello studio dove abbiamo registrato gli strumenti, per esempio, mi hanno fatto un gran complimento paragonando alla lontana il sound delle strofe a Rino Gaetano.

Insomma, preferisco lasciare la scelta del genere ad ogni singolo ascoltatore, perché è quello che conta di più.

Poker rappresenta il tuo esordio musicale con Sony. Si potrebbe definire come un nuovo capitolo della tua carriera nella musica?

Sicuramente la firma in un’etichetta così importante rappresenta un traguardo, ma non cambia il mio modo di concepire la musica.

Sony si è affiancata al progetto con grande tatto ed esperienza, mantenendo inalterata la spontaneità del team di partenza, dandoci il loro completo sostegno.

Perché hai scelto questo titolo per il brano?

Il titolo è stato a lungo discusso, l’idea iniziale era “Come Quando”, poi “Cuori Quadri Fiori Picche”, però non rappresentavano l’immediatezza della canzone.

Poker” è un titolo che lascia incuriositi ad una prima lettura, come il gioco che ne concerne: il senso del brano si nasconde tra le carte scoperte sul tavolo e quelle ancora coperte in mano.

Attraverso una metafora in Poker racconti la tua vita quotidiana. Quale parte della tua quotidianità racconti?

Non faccio troppa distinzione sulla scelta delle tematiche, semplicemente mi soffermo sui dettagli che più mi rimangono impressi.

La difficoltà non sta tanto nello scegliere le esperienze e le sensazioni da affrontare, ma il modo in cui descriverle.

La produzione del brano è affidata ai tuoi fedeli produttori. Da cosa siete partiti per realizzarlo?

Gabriele (Niagara) e Paolo (Polare) sono sempre fondamentali per la riuscita del progetto.

Il giro come ho anticipato è nato su un’intuizione musicale di Polare a casa mia. Siamo poi andati a fare un “ritiro spirituale” in montagna da me, lì Niagara ha cominciato l’arrangiamento mentre io scrivevo il testo. Abbiamo lavorato tanto ma ci siamo anche divertiti molto, con le finestre spalancate sul verde e l’estate che ci ispirava.

C’è una frase più rappresentativa del singolo?

La canzone è fatta di tante frasi apparentemente distanti ma con un filo conduttore forte.

Se dovessi proprio sceglierne due direi “…io che resto da solo, a cantare di notte, a inventarmi un lavoro…” e “…è questione di tempo e di come lo indossi, di tempismo perfetto, di guardarsi negli occhi…

Stai già lavorando a qualcosa di nuovo?

Assolutamente sì. Stiamo lavorando tantissimo e presto vedrete i risultati, dopo il “Primo Appuntamento” arriva il desiderio di conoscersi ancora meglio.

Consiglio personale: preparate una bottiglia di vino per il prossimo singolo e scegliete bene con chi berla…

Poker, Peter White

Peter ha sempre una grande capacità di coinvolgere l’ascoltatore, è forse per questo che abbiamo avuto la sensazione di essere parte di questo brano. Diciamo che la sua quotidianità è come se fosse stata la nostra.

Cosa avete provato voi, invece, ascoltando Poker?

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https://open.spotify.com/album/1U4h2wYLQZxPJY23iGXGWu?si=26qLSCAoTwWVFUIaWYvYEg

Credits: Paolo Canto

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