InTheMusic: Le rose e il deserto, interview

Luca Cassano, in arte Le rose e il deserto, ha origini calabresi, ha 35 anni e da un bel po’ di tempo vive a Milano. La passione per la musica lo accompagna da molto tempo e nasce con lo studio di musica classica. C’è un bella storia dietro alla nascita delle rose del deserto e questo processo gli fa pensare a come nascono le sue poesie e i suoi testi. Il suo interesse si concentra principalmente verso i suoni e le immagini che le parole riescono ad evocare. Più che trasmettere messaggi, gli piacerebbe trasmettere emozioni e pensare che la carica emotiva che va a finire dentro un testo venga in qualche modo percepita dalle persone che ascoltano le sue canzoni.

Nome: Luca
Cognome: Cassano
In arte: Le rose e il deserto
Età: 35
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Un terzo
Periodo di attività: dal 2018
Genere musicale: Cantautorato
Piattaforme:  Spotify, Apple Music, Google Play, Deezer, iTunes, YouTube
Le rose e il deserto

Chi c’è dietro Le rose e il deserto?

Sono Luca Cassano, sono calabrese, ho 35 anni e da un bel po’ di tempo vivo a Milano (prima per un sacco di anni ho vissuto a Pisa). A parte perder tempo dietro alle mie canzoni, sono un ricercatore universitario.

Perché hai scelto questo nome d’arte?

C’è un bella storia dietro alla nascita delle rose del deserto. Perché nascano è necessario che dentro la sabbia sia disciolto del gesso (cosa non rara) ma anche che sotto la sabbia ci sia dell’acqua (cosa molto rara). L’acqua impregnata di gesso, evaporando, risale, lasciando al suo passaggio le goccioline di gesso che vanno lentamente a formare la struttura della rosa del deserto. Ma non è ancora finita, perché una rosa del deserto, dopo essersi formata, rimane sotto la sabbia finché qualcuno non la trova.

Ecco, questo processo mi fa pensare a come nascono le mie poesie, i miei testi. Mi piace immaginare che le parole siano già lì, tutte insieme e che aspettino solo un’intuizione per mettersi in fila in forma di versi. Se l’intuizione, l’ispirazione, non arriva, resteranno sotto la sabbia del pensiero, in attesa. E poi, mia mamma aveva sul comodino un bellissima rosa del deserto portata dall’Egitto che mi ha sempre affascinato.

La passione per la musica ti accompagna da molto tempo e nasce con lo studio di musica classica. Di recente, hai deciso anche di affiancare la chitarra ai testi e poesia. Come si è sviluppata nel tempo la tua passione per la musica e come è confluita nella scrittura di poesie e testi?

Sì, da ragazzino ho studiato chitarra classica e pianoforte, ma poi ho abbandonato la musica suonata per vent’anni. Quando nel 2014 ho comprato una nuova chitarra ho dovuto iniziare tutto da capo. Ho ri-iniziato a suonare per gioco e come forma di auto-aiuto in un periodo di grandi cambiamenti nella mia vita. Con il mio coinquilino di allora ci facevamo chiamare “Citofonare Colombo” e ci esibivamo nei locali milanesi portando in giro un spettacolo fatto cover e risate con i nostri amici. Nel frattempo però non avevo mai smesso di scrivere, piccole poesie prima e poi anche testi più strutturati. Iniziavo ad avere voglia di cimentarmi con la stesura di una canzone vera e propria.

Le rose e il deserto nascono nel Luglio 2018 dalla desiderio di dar vita ad un progetto musicale tutto mio, con cui poter portare in giro le canzoni che nel frattempo erano nate senza dover scendere a compromessi.

Il tuo interesse si concentra principalmente verso i suoni e le immagini che le parole riescono ad evocare: cosa vuoi trasmettere con la tua musica?

Io un messaggio da trasmettere, in realtà, non ce l’ho. Scrivere canzoni per me è una forma di auto-terapia: mi permette di guardare in faccia aspetti del mio carattere e della mia vita che altrimenti non avrei il coraggio di affrontare.

Più che trasmettere messaggi, mi piacerebbe trasmettere emozioni. Mi piace pensare che la carica emotiva che va a finire dentro un testo venga in qualche modo percepita dalle persone che ascoltano le mie canzoni. Se questa connessioni si attiva, allora il pezzo è un successo.

Definisci Le rose e il deserto come “un progetto con due anime”: cosa significa questa affermazione?

Mi piace dire che il mio progetto, già a partire dal nome, ha una doppia anima. Da una parte ci sono le rose che scrivono pezzi intimi, riflessivi, sentimentali. Ogni tanto però prende il sopravvento il deserto che scrive delle canzoni più arrabbiate, politicizzate. Nella mia quotidianità cerco di far coesistere questi due mondi senza che uno uccida l’altro nel sonno.

Sei un cantautore, per linee generali si può dire che il tuo obiettivo è quello di raccontare e raccontarti. A chi ti ispiri per fare ciò?

Ascolto tanto cantautorato italiano e spagnolo. Due grandi nomi sopra tutti: Francesco De Gregori e Joaquin Sabina. Adoro i due cantautori di Giulianello (Latina), Emanuele Galoni ed Emanuele Colandrea, ma anche Giorgio Canali e Vasco Brondi e potrei andare avanti per ore. Diciamo che questi sono gli ascolti delle rose.

Il deserto preferisce canzoni della vecchia new wave, il punk e il combat folk: i CCCP, i Modena City Ramblers, la Bandabardò, gli Ska-P.

Quali esperienze hai avuto in passato in questo mondo e in che modo queste hanno contribuito a definire le tue sonorità odierne?

Come dicevo, tutto è iniziato nel 2014, con i Citofonare Colombo, ma prima di diventare Le rose e il deserto ho cantato e scritto canzoni per “Il quinto piano”. Eravamo un quartetto atipico, con chitarra, basso, cajon e sax. Avevamo l’ambizione di fondere cantautorato e funk. Abbiamo lavorato veramente tanto per un anno intero (alcune canzoni che ora porto in giro come Le rose e il deserto, fra cui la stessa “Un terzo”, sono nate per Il quinto piano).

Poi causa impegni di lavoro e incomprensioni che spesso nascono quando c’è di mezzo la creatività di più persone, il progetto non è mai veramente decollato. Quel bagaglio di prove, litigate, risate, testi e melodie rappresenta però il terreno in cui Le rose e il deserto affondano le radici.

“Un terzo” è il tuo singolo d’esordio, un brano dalle fattezze pop-cantautorali estive che ispira molta felicità. Come nasce questo singolo e in che relazione si pone con il tuo EP in uscita?

Trovo molto interessante che “Un terzo” venga definita “estiva” e “felice”: potere degli arrangiamenti. In realtà Un terzo parla delle mie paure, quelle che mi piace definire piccole/grandi paure metropolitane. Parla di quanto mi manchino mio padre ed il mare; dell’ansia di “sprecare” le giornate di sole seduto dietro ad una scrivania.

Un terzo” è in assoluto la prima canzone che ho scritto. È la canzone che apre tutti i miei live. Sono molto felice che sia anche la mia prima pubblicazione musicale. “Un terzo” è anche un ottimo prototipo delle canzoni che troverete fra più o meno un mese nell’EP “Io non sono sabbia”: testi molto intimi accompagnati da arrangiamenti elettro-pop: a voi e ai vostri lettori dire se l’accoppiata è vincente!

“Io non sono sabbia” è il titolo del tuo EP, in cui confluiscono buona parte delle visioni desertiche. 5 canzoni che uniscono una ricerca per il testo marcatamente cantautorale ad arrangiamenti dalle influenze pop ed elettroniche. Cosa hai voluto racchiudere in un unico progetto?

Avete ascoltato in anteprima l’EP e ne avete colto appieno lo stile. “Io non sono sabbia” nasce dall’incontro fra Le rose e il deserto e Stefano Morselli, che ha prodotto e arrangiato le cinque canzoni (oltre ad averle registrate presso le Manifatture Morselli Recording a Modena). Abbiamo cercato di fondere il mio gusto per un cantautorato classico, chitarra e voce, con le influenze elettroniche che caratterizzano le produzioni di Stefano.

Per quanto riguarda i testi: le cinque canzoni che comporranno “Io non sono sabbia” (una delle quali è “Un terzo”) parlano di me, delle mie paure, delle cose che mi fanno sorridere al risveglio, dei miei genitori.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sarebbe stato bello accompagnare l’uscita di “Io non sono sabbia” con un tour promozionale, ma vista la situazione, per ora non è possibile. Tutto rimandato. Speriamo che in autunno qualcosa si smuova.

Per il resto, ho tante canzoni che bollono nei taccuini: mi piacerebbe fare un album acustico, caldo, magari con sonorità provenienti dalla world music. Sto anche lavorando ad una raccolta di poesie. Ma forse è meglio fermarsi qui.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Innanzitutto grazie se siete arrivati fino alla fine di questa intervista! Avete la mia totale stima e, se volete, scrivetemi su Instagram e vi dedicherò una canzone (sono serio!). A parte questo, non smettete mai di seguire i vostri sogni, non permettete a nessuno di dirvi quello che dovete o non dovete fare e pensare. E leggete poesie!

Le rose e il deserto for Siloud

Instagram: @leroseeildeserto_music
Facebook: @leroseeildeserto

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